Alessandro Leogrande: Haye. Le parole e la notte. E un percorso di lettura sulle vittime dell'immigrazione

Esce Haye. Le parole e la notte di Alessandro Leogrande, il libretto per l’opera di Mauro Montalbetti, accompagnato da materiali inediti: fotografie, bozzetti di scena e testi introduttivi della regista Alina Marazzi e del compositore.

Haye significa Avanti in tigrino, lingua diffusa fra Etiopia ed Eritrea, e riassume in una parola la filosofia di sopravvivenza del migrante: andare sempre avanti, mai tornare indietro.” scrive Mauro Montalbetti nell’Introduzione al libretto d’opera di Alessandro Leogrande.
Ma Haye non è soltanto racconto delle migrazioni oggi, è anche racconto di quelle di ieri. Ed è soprattutto veicolo per ridare una voce agli uomini e alle donne che scappano da guerre, dittature, carestie, e rischiano la vita sfidando con gli occhi aperti le onde del Mediterraneo, e che in genere vengono ritratti come silenti. Muti, privi di parola, come se fossero incapaci di articolare un discorso logico.
“In Haye ,” ci racconta Leogrande, “gli uomini e le donne in viaggio parlano. Pregano, gridano, soffrono, pensano, constatano, ricordano, sognano, immaginano, temono, inveiscono, patiscono, amano, odiano... E lo fanno con un rosario di parole che sono le loro, propriamente loro, e che allo stesso tempo paiono profondamente simili alle parole dei migranti di sempre, anche dei migranti italiani di ieri, di coloro i quali sfidavano l’Atlantico in cerca di una vita migliore, e che spesso morivano in mezzo ad altre onde.”

Con fotografie e bozzetti di scena, e testi introduttivi della regista Alina Marazzi e del compositore dell’opera Mauro Montalbetti.
Commissione della Fondazione I Teatri di Reggio Emilia / Festival Aperto - Nuovo allestimento in prima assoluta
Produzione Fondazione I Teatri di Reggio Emilia in collaborazione produttiva con IED Milano
In collaborazione con Istituto Luce Cinecittà
AAMOD Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico

SPECIALE

Alessandro Leogrande ci accompagna oggi in un percorso di lettura per la Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell'immigrazione che si celebra il 3 ottobre.

Riusciamo a capire qualcosa del Mediterraneo contemporaneo, il mare al centro di sommovimenti geopolitici radicali, il mare attraversato dai barconi dei profughi, da chi li soccorre e da chi – parimenti – vorrebbe fermare la loro azione di soccorso, il mare che bagna le nostre coste e le nostre case, il mare al centro del nostro pensiero e del nostro agire politico, solo se allarghiamo lo sguardo, se rinnoviamo i punti di vista.
Possiamo farlo con l'aiuto di alcuni libri.

In viaggio con Erodoto di Ryszard Kapuściński

È uno dei grandi libri di Kapuscinski. Il reporter polacco alterna il racconto di episodi e aneddoti della propria vita, i viaggi nel cuore della decolonizzazione e di molte rivoluzioni (riuscite, fallite) degli anni sessanta e settanta del secolo scorso, con la rilettura delle Storie di Erodoto, il primo reporter – prima ancora che il primo storico – dell'antichità. Così, pagina dopo pagina, la prospettiva temporale si allarga, si torce, si complica, fino a farci comprendere come molte degli eventi odierni abbiamo radici o analogie lontane. O meglio, come le comunità umane sulle rive del Mediterraneo abbiano affrontato, già in un remoto passato, tensioni politiche non molto dissimili da quelle odierne. Così scrive Kapuscinski a proposito di Erodoto: “Quanto più si allontana verso i confini della terra, tanto più spesso incontra qualcosa di nuovo. È il primo a scoprire la pluralità culturale del mondo. Il primo a convincersi che ogni cultura ha il diritto di essere accettata e capita, e che, per capirla, bisogna prima conoscerla. [...] Il mondo di Erodoto è il Mediterraneo orientale, un solare mondo di mari e laghi, di alte montagne e verdi vallate, di olivi e vigneti, di maiali e agnelli. Una serena Arcadia che di tanto in tanto si inonda di sangue.”

Non sono razzista, ma di Luigi Manconi e Federica Resta

L'Italia è un paese razzista? Lo sta diventando? Manconi e Resta analizzano i tic linguistici, i provvedimenti amministrativi, il flusso di notizie che sorge intorno a fatti di cronaca, per vedere come in Italia stiano prendendo piede e forma tante manifestazioni di xenofobia istituzionalizzata. Nel momento in cui alla crisi economica si è risposto alimentando le paure e il desiderio di chiusura, un intero modo di ragionare è stato sdoganato. Detto in altri termini: ciò che è stato sempre presente al fondo delle relazioni sociali (la logica del capro espiatorio) è stato legittimato politicamente. Siamo entrati nell'epoca del cattivismo? Forse sì. Di sicuro sentiamo ogni giorno prese di posizioni, invettive, anatemi che partono dalla solita frase: “Io non sono razzista, ma loro...”.

I am not your Negro Scritto da James Baldwin, diretto da Raoul Peck

Eccezionale film di non-fiction che parte da un testo di Baldwin magistralmente interpretato da Samuel L. Jackson. Baldwin riflette sulla condizione degli afroamericani, sulle loro lotte e il persistere delle più svariate forme di discriminazione, a partire dagli omicidi di tre leader ( Medgar Evers. Malcom X e Martin Luther King) che hanno segnato la storia del movimento. Un film quanto mai attuale negli Usa di Donald Trump, in cui i conflitti lungo le divisioni sancite dal colore della pelle riesplodono, e i suprematisti bianchi non trovano nella Casa Bianca un argine costituzionale. Un film e un testo quanto mai necessari per comprendere come Baldwin irridesse tutte quelle posizioni solo apparentemente democratiche e progressiste, incapaci di scardinare davvero le ragioni del razzismo e delle iniquità americane.

In viaggio con Alex di Fabio Levi

Farsi costruttori di ponti, saltare i muri dei conflitti etnici o quelli che dividono il mondo. Creare delle zone miste lungo le frontiere (sociali, culturali, geografiche)... Per tutta la vita Alexander Langer non ha fatto altro che saltare steccati, attraversare confini culturali, nazionali, etnici, religiosi. Fin da ragazzo si è impegnato a favore della convivenza inter-etnica nella sua terra, l’Alto Adige/Sudtirolo, si è speso per sgretolare i blocchi monolitici contrapposti tra italiani e tedeschi, evitare la rappresentazione del Sudtirolo per “gabbie”, e aprire a una nuova dimensione delle relazioni umane, sociali e politiche. Negli anni ottanta è stato tra i maggiori animatori del movimento “verde”; negli anni novanta un costruttore di ponte tra “linee nemiche” in Bosnia e nei Balcani, fortemente orientato dalla ricerca di soluzioni concrete di pace, inter-etniche e dal basso, che mettessero insieme i “traditori” delle rispettive parti, sulla base di quelle elaborate molti anni prima nel suo Sudtirolo.
La biografia di Fabio Levi permette di entrare tra le pieghe di una vita e di un pensiero di cui sentiamo la mancanza. Imprescindibili per decifrare molte delle questioni oggi più impellenti. E per scegliere da che parte stare.

Cari fanatici di Amos Oz

In cosa consiste l'essenza del fanatismo? Come arginare i fanatici? Come smontare i loro discorsi? A più di dieci anni da Contro il fanatismo, Amos Oz torna sul medesimo tema con un nuovo libro in uscita per Feltrinelli: Cari fanatici. Dal Medio Oriente alle altre sponde del Mediterraneo, il fanatismo costituisce oggi la principale sfida con cui fare i conti, per salvare il nostro bene più prezioso: la pluralità umana.

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