Marco Damilano su Aldo Moro. Un viaggio nella memoria personale e collettiva

Con Un atomo di verità. Aldo Moro e la fine della politica in Italia, Marco Damilano ha compiuto un viaggio nella memoria personale e collettiva, nei luoghi, nelle correlazioni con altri protagonisti di quegli anni come Sciascia e Pasolini. Le carte personali di Moro rimaste finora inedite, le foto, i ritagli, gli scambi epistolari con politici, intellettuali, giornalisti, persone comuni.

La voce di Moro parla ancora, come aveva previsto lui stesso: “Io ci sarò come un punto irriducibile di contestazione e alternativa”.

Una finezza culturale e una cautela intellettuale che ne fanno, nel genere, un testo esemplare. Ernesto Galli della Loggia, "Il Corriere della Sera".

Un breve estratto dal libro.

Negli ultimi giorni della sua vita, in maniche di camicia, con un foglio di carta a quadretti e una penna da cartoleria come sola arma a disposizione per farsi sentire, con la coscienza come unica voce da ascoltare, Aldo Moro aveva concluso che tutto si racchiudeva in questo, un atomo di verità, più resistente di milioni di voti. Un atomo di verità, un granello di verità avrebbe salvato il Paese. “Se la pietà prevale, il Paese non è finito,” aveva scritto. Quell’atomo che è mancato in quei 55 giorni del 1978 e nei decenni successivi sul suo rapimento, la prigionia, la fine. Quello che manca oggi a una politica che si percepisce sempre come onnipotente, forte di consensi, successi, campagne elettorali fragorose, che si autocelebra per i milioni di voti raccolti, ma che non possiede un atomo di verità sul Paese, su se stessa, ed è dunque destinata a essere perdente.

Un atomo di verità

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