Michele Serra: La boutique di don Totò

Nella crisi dell'economia italiana, spicca la decadenza della malavita organizzata. Nei giorni scorsi ben tre boss latitanti (Morabito, Di Stefano e Cucurachi, quest'ultimo detto 'o' Refuso') sono stati arrestati, abbandonando nella più totale incertezza i loro dipendenti. Colpisce l'ingegnosità dei loro nascondigli: due erano a casa loro, il terzo (Cucurachi) era all'aeroporto di Bari e cercava di imbarcarsi senza biglietto e con documenti falsi, perché all'anagrafe, da anni, gli impiegati rifiutano di trascrivere il suo cognome, ritenendolo uno scherzo. Ora l'intero settore è in fibrillazione. Si teme per i capi latitanti ancora a piede libero.

Bernardo Provenzano.
Latitante da 52 anni, Provenzano ha ormai completamente dimenticato di essere il boss dei boss e fa il primario di otorinolaringoiatria a Palermo, convinto di essere solo omonimo del ricercato. Ha anche partecipato attivamente al suo tentativo di cattura, segnalando alla Questura diversi pazienti che gli assomigliavano molto.

Bachisio Puddu.
Capo riconosciuto del Nuovo Banditismo Sardo, un movimento che si propone la modernizzazione del settore introducendo il franchising nei rapimenti ed emettendo bond sul pecorino. I carabinieri lo cercano attivamente nelle montagne intorno a Orgosolo, chiamandolo giorno e notte ad alta voce. Ma lui non risponde, anche perché abita in un condominio a Milano. Si è laureato per corrispondenza alla Bocconi e sta riscrivendo il codice barbaricino in inglese.

Totò Riina.
E' evaso tre anni fa dal carcere di massima sicurezza, lasciando al suo posto un pupazzo parlante che riceve i parlamentari radicali, lamentando il pessimo trattamento. Pare che viva a Riccione dove, per non dare nell'occhio, ha aperto in viale Ceccarini una boutique di scacciapensieri, coppole e lupare. Governa saldamente le cosche via Internet, scrivendo lunghe mail che gli esperti della polizia non riescono a decifrare. Secondo alcuni i messaggi sono criptati, secondo altri Riina usa la tastiera del computer per appoggiarci la tazzine del caffé, senza accorgersi che è acceso.
Rosario Schifaci.
Detto 'L'imprevedibile', Schifaci è capo del clan Schifaci e vive a Schifaci, un cocuzzolo in Aspromonte inaccessibile alle forze dell'ordine perché l'unica strada di accesso è in senso vietato. Le forze speciali, addestrate a schivare i massi che gli abitanti fanno rotolare lungo la rupe, sperano di espugnare Schifaci con una risoluzione dell'Onu e una catapulta. Rosario Schifaci controlla un fiorente traffico di cocaina, e negli ultimi anni, non potendo uscire dal villaggio, ha costretto gli 80 compaesani a diventare suoi clienti e consumare le scorte, circa 40 chili al mese. I pastori di Schifaci si distinguono perché portano al pascolo gli armenti tenendoli in braccio, di corsa e in Umbria, rientrando la sera stessa e organizzando un ballo in piazza fino all'alba.

Carlo Perego.
Capo riconosciuto della cosca di Lissone, il temutissimo boss brianzolo si è arricchito con le discariche abusive di trucioli e con il commercio clandestino dei mobili-bar con decori in finta madreperla, ormai vietati in tutti i paesi civili. Incoraggiato a perseverare nel crimine dopo il fortunato lancio della cucina ‟Naomi”, Perego controlla il mercato degli sgabelli pieghevoli, imposti con la violenza al filare di prostitute (una ogni metro) che incornicia le superstrade a nord di Milano fino alle Prealpi.

Pupetta Scuogno.
Detta la Grande Madre (pesa 130 chili e ha 16 figli, solo 12 dei quali riconosciuti da Maradona), governa i Quartieri Spagnoli con pugno implacabile. Durante le riunioni di camorra, al minimo contrasto cade in deliquio, si straccia le vesti e maledice, nuda e scarmigliata, i suoi oppositori. Pur di evitare l'orribile spettacolo, tutti le danno ragione. Fa passare le partite di droga lungo i fili della biancheria, scacciando i piccioni con la scopa. Abita in un basso di dimensioni minuscole, dal quale le forze speciali non sono mai riuscite a estrarla, neanche usando il forcipe.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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