Michele Serra: Quelli della notte non ci sono più

L' attimo solenne della "famiglia riunita davanti alla tivù", battezzato dalla sigletta pimpante di "Carosello", è ormai un remoto ricordo dei dopocena italiani dell' evo industriale. Intanto la tivù, da un bel pezzo, non è più il solitario altare del salotto o del tinello. La tivù è un ensemble di video dispersi in varie stanze, dove ognuno consuma separatamente il suo menù di immagini. E poi la tempistica familiare, un tempo scandita dagli orari di ufficio e di fabbrica, uguali per tutti, è oggi la più varia e difforme: frammentaria e interinale, come il lavoro. Dicono le sonde occhiute degli esperti che per gli italiani la serata televisiva vera e propria, quella da divano, inizia un poco più tardi, verso le 21, e finisce molto più tardi, a ridosso della mezzanotte. I palinsesti, plasmati sulle esigenze del massimo rendimento pubblicitario, ne sono usciti rivoluzionati: la cosiddetta "prima serata" è stiracchiata fino alle 23 e oltre, e la seconda, tradizionale sede dei programmi di approfondimento, o è compressa in spazi troppo asfittici o è addirittura cancellata. Di qui, vedi Costanzo, una progressiva migrazione verso le fasce semi-inesplorate del mattino, terra promessa per gli eccedenti, i perdenti e gli sfrattati della fu seconda serata. Per lunghi anni la mattinata televisiva è stata soprattutto un mesto soffriggere di cibi, blaterare di oroscopi, chiacchierare di fitness. Tolte le rare sorprese (qualche buon film giudicato troppo "difficile" per il grande pubblico, qualche documentario), il palinsesto mattutino dava una sensazione molto cheap, da rumore di sottofondo domestico mentre le massaie sbrigava le faccende. Una culturetta zodiacale e pettegola, paesana e ciabattona, punitiva per un' eventuale audience curiosa, che facilmente si consolava accendendo la radio. Le cose stanno cambiando e sono cambiate. Programmi come l' ottimo "Grande talk" di Massimo Bernardini, o "Le storie" di Corrado Augias, un tempo di sicura collocazione serale, hanno trovato asilo politico ben prima di mezzogiorno. Al riparo dell' implacabile censura dei veri padroni della tivù (che sono i clienti pubblicitari, ben più del potere politico), e alle prese con obiettivi Auditel meno ambiziosi e stressanti, i programmi del mattino osano spesso avventurarsi nel dignitoso e addirittura nel colto, quasi radiofonici nell' affidarsi alla parola corretta, al discorso non peregrino e non sincopato dal sovraffollamento degli spot. Capita così, tra le nebbie dei ragù pur sempre sobbollenti su ogni rete, e tra le ciance da sciampiste dei tinelli televisivi del mattino, di imbattersi in trasmissioni che la serata, prima o seconda, oramai se la sognano, e hanno preferito, piuttosto che andare in onda a ridosso dell' alba, aspettare che l' umanità si risvegliasse, il giorno dopo. Giusto incassare con qualche flebile speranza questa (pur timida) riconversione del video mattutino. Con un inevitabile timore: che le volonterose avanguardie "intelligenti" abbiano il compito implicito di colonizzare e bonificare un territorio semivergine, però a futuro beneficio delle orde implacabili dei televisionari dozzinali. Il segnale d' allarme è di facile lettura: sarà quando gli strateghi del marketing giudicheranno "molto interessanti" le fasce del mattino, e molto promettenti i possibili incrementi di audience e di pubblicità. Allora i Bernardini e gli Augias dovranno cominciare a tremare: la loro placida riserva di parole e ragionamenti diventerà terra di conquista per la teoria e la prassi della televisione di massa. Dove rifugiarsi, a quel punto? Sul satellite? Alla radio? Su Marte?
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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