Vittorio Zucconi: Usa, le armi tornano al supermarket

Un gesto, sarebbe stato niente più di un gesto senza valore pratico, ma nè Bush nè il Congresso a doppia maggioranza repubblicana lo hanno voluto fare, per non perdere qualche miserabile voto. E dunque bang, sono tornate. Da oggi, lunedì 13 settembre, in quell'America che si piange, si commemora e si esalta come la prima vittima e l'alfiere della guerra al terrorismo, chiunque potrà tornare a produrre e comperare armi da guerra, come Kalashnikov e M16, Uzi e Tec 9, perchè la messa al bando decennale decisa da Clinton nel 1994 scade e il partito al potere non ha voluto rinnovarla. Non avrebbe fatto bene allo show elettorale del Bush sceriffo nel suo mezzogiorno di fuoco globale, dunque alle armi, cittadini. Non molto sarebbe cambiato, nè migliorato, in una nazione dove di fatto il commercio, la collezione e purtroppo l'uso criminale delle armi da fuoco, dalle rivoltelline a due canne da giarrettiera per signora in stile saloon vendute a 40 dollari fino ai bazooka comunemente commerciati no questions asked, senza fare troppe domande, nelle fiere delle armi, sono ormai oltre ogni illusione o speranza di bonifica legislativa. Anche il "Bando Federale contro le Armi d'Assalto" firmato da Clinton era stato un cucchiaino d'acqua sottratto all'oceano di revolver, pistole e fucili di tipo militare che stanno al numero di abitanti come in Italia stanno i telefonini cellulari, circa 300 milioni, in media uno per abitante. Ma il senso di ragionevolezza, di moderazione, che sarebbe venuto da un rinnovo almeno simbolico del divieto già pareva troppo a un Presidente succube della lobby dei pistoleros appartenenti alla ‟Nra”, la ‟National Rifle Association”. Quella che Charlton Heston rappresentava e incarnava come presidente, prima di cadere anche lui vittima del morbo di Alzheimer, nella fanatica convinzione che il diritto di armarsi sia garantito dalla Costituzione e che, in una celebre frase del Mosè Hollywoodiano, "potranno togliermi soltanto strappandomi la pistola dalle mie dita fredde, da morto". Nella pratica, la distinzione fra le armi permesse dopo la legge del '94 e quelle che da oggi saranno di nuovo liberamente commerciate, era tragicamente ridicola. Il bando colpiva più gli aspetti simbolici ed esteriori delle armi proibite, vietando quelle che fedelmente riproducevano i fucili automatici e semiautomatici da guerra più celebri, come l'AK 47 prediletto dal terrorismo, la carabina M16 in dotazione alle truppe americane o l'Uzi israeliano. Erano stati proibiti per esempio caricatori con più di 10 proiettili, come se quella quantità, 10, garantisse maggiore sicurezza alle potenziali vittime, mentre da oggi è possibile entrare nel negozio di un armaiolo e acquistare caricatori con 30 pallottole, che un'arma semiautomatica può sparare, tenendo premuto il grilletto, in circa 5 secondi, contro i 2-3 secondi di un mitra automatico, anche se ai militari veri, non ai cosiddetti "sportivi e appassionati" viene insegnato durante l'addestramento a sparare in raffiche di tre colpi alla volta, per non sprecare munizioni e per non rischiare che l'arma s'inceppi. Fucili del genere erano sempre stati disponibili, anche nel decennio dell'apparente proibizione, grazie al trucco dei gun shows, delle fiere di armi usate, che punteggiano le città e i paesi del sud e del west. Gli stessi Ak 47 o Uzi divenuti introvabili dai rivenditori autorizzati di ordigni nuovi erano esposti in bella mostra e venduti senza neppure i tre giorni di verifiche federali sul cliente imposti ai negozi e vissuti come una imposizione stalinista. Ma non era mai stato il problema della disponibilità, era il principio quello che aveva indignato e mobilitato i quattro milioni di iscritti alla associazione e che, in elezioni che possono essere decise da qualche centinaio di voti come i 537 della Florida per Bush nel 2000, fanno gola e paura a tutti i candidati. L'attaccamento ad armi che vanno oltre ogni concepibile uso sportivo o di caccia è fanaticamente ideologico, secondo un'altra celebre frase di Charlton Heston, persuaso che gli Stati Uniti siano protetti da possibili dittature o da attacchi terroristici proprio perchè ogni cittadino possiede un'arma e il diritto di portarla. Periodicamente, quando l'opinione pubblica è scossa da stragi compiute da qualche "sportivo" fuori controllo, come il massacro al liceo di Columbine nel Colorado, il macello di bambini e studenti nel 1993 in California o l'attentato a Ronald Reagan che paralizzò il suo addetto stampa Brady o l'assalto alla ferrovia di Long Island quando Colin Ferguson metodicamente uccise 25 persone con un Kalashnikov, si alzano voci che chiedono di limitare, se non proibire come nelle nazioni europee o il Giappone, il libero commercio di armi da fuoco. Brady e la moglie si trasformarono in una lobby di marito e moglie, ottenendo appunto la legge del 1994, ma poi la macina dell'opportunismo elettorale stritola e consuma ogni ragionevolezza. E se dal texano Bush, che in passato aveva promesso di prolungare il bando, è naturale attendersi il corteggiamento della lobby armata, la delusione ancora una volta è il suo avversario, John Kerry, che si è proclamato cacciatore accanito e collezionista di armi, nella illusoria attesa di contendere i quattro milioni di voti al Presidente. In un goffo spot politico, Kerry si è fatto riprendere con il gilet giallo fosforescente e la doppietta in mano mentre spara a quaglie in Massachussets. Gli ha risposto la ‟Nra”, la ‟National Rifle Association” con un contro spot nel quale Kerry è descritto come "il candidato più anti-armi nella storia delle elezioni". E gli 8mila americani all'anno, che cadono sotto i proiettili di armi finite nelle mani sbagliate, più dei morti dell'11 settembre e dei caduti in Iraq insieme e ogni anno, possono continuare a essere sacrificati sull'altare della viltà politica e della Costituzione fraintesa.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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