Vittorio Zucconi: La squadra del destino sorride a Kerry

Per chi votano le streghe della superstizione politico-sportiva americana? Dipende forse dalla traiettoria di una palla, dal fischio di un arbitro, il futuro del mondo sospeso tra Bush e Kerry? È accaduto un prodigio, mercoledì sera. La squadra di baseball di Boston, regina assoluta del malocchio per 86 anni, spezza un record di sfiga che durava dall´anno di Vittorio Veneto, dal 1918 e stravince, per quattro partite a zero, quel titolo nazionale che l´America chiama presuntuosamente "mondiale". Boston è la città delle streghe bruciate dai Taliban del Puritanesimo cristiano e ha una lunga familiarità con l´occulto. Boston è la città di Kerry. La squadra, le "Red Sox", le calze rosse, è quella per la quale tifa il democratico, attento a farsi riprendere dalla tv con cappellino d´ordinanza mentre esulta. Dunque, le streghe sorridono a Kerry quest´anno? Bush rabbrividisce. Domani è proprio Halloween, la notte delle anime inquiete e degli incantesimi. "Avevano detto che io non avrei vinto fino a quando le Red Sox non avessero vinto il titolo. Eccomi qua, stiamo arrivando anche noi", proclama Kerry. "In Sox Signo Vinces" profetizza alla tv, sfiorando l´eresia, un vescovo ausiliario tifoso, nella cattolicissima Boston.
A questo siamo scesi, nelle "witchin´ hours", nelle ore delle streghe che precedono questa elezione. Se la ricerca di opinione diventa nevrotizzante, perché non credere ai riti e ai miti della superstizione sportiva? Anche i tifosi sono elettori e l´evento è stato davvero provvidenziale. Da quasi cent´anni le "Red Sox" sono la squadra del destino, ma di quello cinico e baro, quello che fa rotolare tra le gambe di un difensore professionista una pallina innocua e con quell´errore condanna il team. Dal 1919, quando il suo giocatore più amato, Babe Ruth detto "the Bambino" per il sorriso infantile e il corpo paffuto, fu inopinatamente ceduto ai "maledetti Yankees" di New York detestati e vincenti come una Juventus americana, lui lasciò Boston maledicendola e "the curse of the Bambino", la fattura di Babe Ruth, aveva funzionato. Non soltanto le pur fortissime Red Sox (si dovrebbe scrivere "socks", ma la pronuncia batte sempre l´ortografia) non hanno più vinto un titolo, ma hanno trovato maniere strazianti, fortuite, suicide, di perdere partite all´ultima palla, di spararsi sui piedi con errori da dilettanti della domenica. E di essere sempre umiliati proprio da quegli "Yankees", da dove "Babe" l´esiliato lanciò l´anatema.
Fino a questo 2004, anno della diabolica corsa fra Bush e Kerry. "So bene che cosa voglia dire soffrire, sono un tifoso delle Sox", aveva detto rassegnato Kerry qualche settimana addietro quando, nella semifinale contro New York, gli esecrati "Yankees" avevano preso tre partite di vantaggio a zero, sulle sette da giocare al meglio, e Boston sembrava morta. Nessuna squadra mai aveva rimontato da 0 a 3, vincendo quattro partite di fila. I tabloid di Manhattan riesumavano sarcastici le foto del "Bambino" maledetto. "Thank you, Babe". E Boston vinse quattro partite di fila, riscrisse la storia, compì un esorcismo pubblico davanti agli occhi increduli di milioni di telespettatori aggrappati ai telecomandi per "flippare" tra il dibattito Bush - Kerry e la gara tra "Yankees" e Calze Rosse divenuti, inevitabilmente, l´uno metafora dell´altra.
Nella finale, con un filotto di quattro partite vinte a zero, il team Kerry (ma non è suo, nell´America del capitalismo tanto brutale, non sarebbero accettabili club di proprietà di un presidente, alla maniera di Nicolae Ceaucescu e di pochi altri satrapi europei) si è sbarazzato dei "Cardinali" di St. Louis, Missouri. Bush, che di baseball è fanatico vero ed era comproprietario di una squadra professionale, i Texas Rangers, che vendette quando divenne governatore per non creare sospetti di conflitto di interessi, ora deve aggrapparsi a un´altra superstizione del "voodoo" sportivo. Deve puntare sulla squadra di football americano di Washington, i pessimi "Redskins" domenica in campo contro i forti "Packers" di Green Bay, nel Wisconsin (uno stato in bilico). Dice la leggenda, confermata dalle statistiche, che quando i "Redskins" giocano la domenica precedente il martedì elettorale se vincono, il presidente in carica vince. Se perdono, vince lo sfidante. Sempre. Sappiamo dunque per chi faranno il tifo, domenica pomeriggio, Bush e Kerry, a meno che, nell´anno in cui lo "zombie" del Bambino con la mazza da baseball è stato per sempre sepolto, le streghe abbiano deciso di lasciare finalmente che sul campo, e nelle urne, vinca, come vogliono lo spirito olimpico e gli ideali democratici, il meno peggiore.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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