Vittorio Zucconi: Lo spot di Al Qaeda irrompe nel voto

Il "terzo uomo" nella partita fra Bush e Kerry, colui che il Presidente americano ci aveva promesso vivo o morto e poi ci aveva descritto come braccato, in fuga, annichilito, reso impotente, chiuso in una buca profonda, torna trionfale per gettare sul tavolo delle elezioni americane la carta del terrore, e ora 110 milioni di cittadini devono chiedersi se la riapparizione di Osama bin Laden debba farli votare per l’uno o per l’altro. Come se il tremendo dilemma politico che questa nazione deve affrontare non fosse già abbastaza lacerante, ora la gente deve anche misurarsi con uno spettro che riappare dal cilindro delle elezioni a tre giorni dal voto per attaccare Bush, per fare del sarcasmo osceno sulla "impreparazione" del Presidente e offrire un apparente endorsement, un’investitura indiretta a Kerry, in un gesto che, se quello che vediamo fosse vero, sarebbe il bacio della morte per il Democratico. Ma per chi suona davvero la campana di Osama bin Laden? Il vero messaggio che un Osama apparentemente in buona salute ha lanciato ieri via Al Jazeera a tutta l’America e i suoi network televisivi non è in quello che ha detto, che è stato un pastone di tutto il liquame ideologico-religioso che da tre anni ascoltiamo, inclusa quella Palestina della quale non si era mai interessato prima di autoinvestirsi come vendicatore dell’intero mondo arabo. è la presenza di questo "terzo uomo" al tavolo del dibattito tra Bush e Kerry; e qui la notizia potrebbe essere molto più preoccupante per i Repubblicani, che da mesi tentano di spiegare che "si stanno facendo grandi progressi" e che "siamo sulla strada giusta", come Bush ripete. Se in Iraq il conto dei morti americani e iracheni cresce inesorabilmente, le elezioni di gennaio appaiono a rischio anche al premier Allawi, e ora ricompare - tranquillo e predicatorio come sempre - lo sceicco del terrore, di quali progressi stiamo parlando? Di quali vittorie si può vantare la Casa Bianca? Si era sempre saputo che il figlio degenere della famiglia Bin Laden, se degenere è davvero, sarebbe stato la "sorpresa di ottobre", il giocatore misterioso e forse decisivo nella partita americana, sia con una sua cattura o uccisione sia con una ricomparsa pubblica. E così sarà, perché nessuno ora potrà ignorare quella promessa di infliggere ancora dolore e sangue all’America. E di nuovo, nella speranza che le sue siano soltanto minacce e millanterie, gli elettori dovranno chiedersi se lo slogan dell’America più sicura ripetuta da Bush abbia senso. Era passato un anno dall’ultimo proclama di questo criminale globale, e chiunque abbia scelto proprio la data di ieri per riesumarlo e farlo parlare voleva ovviamente mettere la spada del terrorismo islamico sulla bilancia americana. Ma su quale piatto peserà, soltanto chi indossa gli occhiali dell’ideologia può dire oggi con certezza. Osama bin Laden e il fallimento miserabile della Presidenza e dei suoi attivisti neocon nell’accerchiarlo, isolarlo e annientarlo, chiaramente giocano per Kerry, che ha impostato la sua critica a Bush non sulla guerra o sul ritiro delle truppe, ma proprio sulla incompetenza e la incapacità dimostrare nello stringere le dita quando Osama era in pugno tra i monti di Tora Bora, in Afghanistan. Ma nessun cittadino americano può accettare senza un brivido di rabbia le ironie sul "Bush occupato a leggere libri sulle capre" mentre i terroristi demolivano le Torri Gemelle massacrando tre mila innocenti di ogni popolo e razza, e dunque senza provare un moto di simpatia e di solidarietà per quel "W" che avrà ogni difetto del mondo ma incarna, come tutti i presidenti, la nazione. E anche chi non avrebbe voluto votarlo, martedì potrebbe rivedere l’orrendo "santino" di Osama davanti agli occhi nella cabina elettorale e scrivere, o marcare, o toccare il nome del Presidente pur di dare uno schiaffo all’assassino dell’11 settembre. Razionalmente - e in questa guerra che si trascina sanguinosamente senza vittorie visibili e con obiettivi sempre più confusi di razionale c’è sempre meno - la riesumazione di Osama conferma in maniera bruciante che questi tre anni di guerra e la deposizione prima dei Taleban e poi di Saddam non hanno affatto spostato in avanti la "guerra al terrore", e che il terrore ha ancora mano libera, dentro come fuori l’Iraq. Ma emotivamente, quel volto e quel corpo ascetico avvolto nei panni profetici ricorda a tutti da dove, e perché, sia partita la guerra e chi sia il nemico che tre anni or sono venne dal cielo ad attaccare un Paese che non aveva mostrato alcuna intenzione di partire in guerra. Resta una constatazione finale e necessaria, in attesa di sapere "per chi voti Osama Bin Laden" e se davvero sia talmente idiota da pensare che insolentire Bush possa fargli perdere le elezioni e favorire Kerry, se questo vuole, come subito hanno detto i Repubblicani. Resta da osservare con un sussulto di sbigottimento quanto siano esposte e fragili le nostre società civili se possono essere scosse dai deliri di un miliardario saudita impazzito ed ebbro del proprio potere di morte, e non di vita. La risposta che speriamo ci venga dall’America è quella che ieri sera ha offerto Jamie Rubin, l’ex sottosegretario di stato con Clinton, quando ha detto di augurarsi che martedì i cittadini vadano a votare secondo coscienza e non secondo angoscia, e "dimostrino che l’America non cederà al ricatto della paura che un tragico buffone assassino le lancia" attraverso misteriose fogne globali, che puzzano di sporchi trucchi elettorali.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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