Vittorio Zucconi: Stati Uniti. Il breviario della parolaccia in tv

Gentili telespettatori, chiudete le orecchie ai bambini, alle persone sensibili, a chi ha orrore del turpiloquio. Sotto l´altro patronato della Federal Communications Commission, l´autorità governativa americana che sorveglia le radio e le telecomunicazioni, esce il breviario della parolaccia, il prontuario ufficiale del turpiloquio accettabile in televisione.
In risposta alle 36 denunce di una sdegnata associazione di genitori, la Fcc ha informato le reti Tv che usare le seguenti parole, purché una sola volta nel corso di una trasmissione e in modo rapido, é ammissibile: "cazzo, testa di cazzo, coglione, sedere, testicoli, puttana, tette, bastardo (anche "grasso bastardo"), merda, piscia e che Dio ti stramaledica". Deve essere la prima volta nella storia americana che un documento governativo si legge come un papiro universitario.
Cominciò tutto nel febbraio del 2004, quando alla sorella di Michael Jackson, Janet, che gorgheggiava in diretta nell´intervallo della finale nazionale di football, il Superbowl, fu strappato un lembo del corpetto che le copriva il torace, e per una frazione di squisito secondo brilló, davanti agli occhi fintamente sdegnati di 90 milioni di papá, un seno nudo. La scusa ufficiale - trattasi di "guasto al guardaroba", spiegarono gli organizzatori del numero come fosse stato un difetto al motore - non parve credibile. Il network colpevole fu multato dal presidente della Fcc, il figlio del segretario di stato Powell, e l´associazione dei parenti (leggi: madri) furiosi colse l´occasione per lanciare 36 denunce per turpiloquio, doppi sensi, allusioni sessuali e/o scatologiche contro gli show piú famosi trasmessi dalle reti non via cavo, dunque gratuite e non per abbonamento. Furono presi di mira programmi favolosamente popolari come i ‟Simpsons”, ‟Friends”, ‟NYPD blue”, i film comici e scollacciati della serie ‟Austin Powers” ma non il mitico ‟Sex and the City”, probabilmente protetto dal titolo, che neppure la famiglia più sprovveduta avrebbe potuto scambiare per un´ora di devozioni e di "family entertainment".
La sentenza della authority di controllo è arrivata ieri e ha gettato nella disperazione i genitori spaventati dal pensiero che i loro bambini possano ascoltare in tv quelle parole che ascoltano regolarmente dai compagni a scuola, come sa chiunque le abbia frequentate, fingendo poi di dimenticare.
Nessuna delle 36 denunce è stata accolta, nessuna, e nel respingerle tutte l´autrice del dispositivo è ovviamente costretta a citare le frasi e le scene incriminate, producendo un documento di deliziosa lettura, nel cocktail di burocratese e di turpiloquio, una sorta di stele di Rosetta della buropornocrazia per futuri paleolinguisti. Una buona parte delle denunce hanno citato il "dick", il cazzo, o variazioni del medesimo sopraddetto.
"Tuttavia l´uso di "cazzo" non è stato giudicato sufficientemente vistoso, esplicito o insistito, né utilizzato per colpire od offendere un soggetto, tale da giustificare un intervento. Parimenti, non è stato valutato sfacciatamente offensivo per il comune sentire l´impiego occasionale e sfuggente di pene, testicoli, vagine, culi, sacco dei marroni ("nutsack"), bastardo, figlio di puttana".
Ergo, dire in televisione "dick", membro virile, non è proibito. Ripeterlo varie volte nel corso di una trasmissione, sì. Per gli amanti del sesso un po´ fuori dalla norma, anche parlare di "ammucchiata" è permesso, purché non la si faccia vedere.
E le scenette intime, appunto? Dipende. Qui, valutando una dozzina di proteste ufficiali su inquadrature di coppie a letto, maschi e femmine, maschi con maschi, femmine con femmine, la Magna Charta della parolaccia deve addentrarsi in delicate argomentazioni di enterologia e urologia. Recita il dispositivo numero 04-279, datato 8 dicembre, nell´imminenza del Natale per farlo passare inosservato: "Nelle scene indicate dai querelanti, non sono riprese attivitá erettive, orgasmiche o escretive", né manifestazioni uditive o visive di entusiasmo da parte delle coppie, insomma niente grugniti o mugolii o latrati di piacere. Tollerabili anche sequenze pasticciere come quella della famosa serie Friends, nella quale viene recapitata per errore a una festa di compleanno di un bambino una torta di marzapane a forma di pene (parola ammessa) che i convitati trovano straordinariamente appetitosa. Dunque è lecito mostrare riproduzioni glassate o pasticcere di organi sessuali, tutto dipendendo sempre dal contesto. Contesto che giustifica anche la pesantissima battuta di un poliziotto nel molto realistico serial ‟NYPD blue” sulla polizia di New York, dove un attore dà a un altro della "testa di cazzo su sedia a rotelle", prodigioso esempio di doppia scorrettezza politica e semantica.
Ma se la presenza di sconcezze e parolacce rallegra (o intristisce, secondo i punti di vista) il greve burocratese legalistico del documento 04-279, e talvolta lo rende inesorabilmente ridicolo come quando assolve Homer Simpson per avere detto "Beh, anche questa storia ha un lieto fine, come il mio ultimo appuntamento con la massaggiatrice", il precedente giuridico che esso stabilisce è formidabile, soprattutto in questo momento di revivalismo moralistico e di riflusso da "sapone in bocca", come lo si chiama ricordando la classica punizione per i bambini che dicessero parolacce. La Fcc, la autorità di sorveglianza, è assediata ogni giorno da petizioni, denunce, querele di crociati che vorrebbero ripulire la televisione dalla "immoralità dilagante", e la risposta che dà questo documento, leggibile in internet presso il sito della stessa Fcc, è doppia. La parolaccia, o la scenetta spinta, va sempre giudicata nel contesto, non presa isolatamente. Esclamare una volta, con tono irritato, "fuck off", ma vai a farti fottere, spiega il testo, non può essere proibito, perché non può essere considerato estraneo al linguaggio popolare corrente, purché non sia un uso insistito, deliberato e "volutamente usato per l´effetto di shock" sul pubblico.
E comunque, prima di formalizzare un indice delle parole proibite e strofinare il sapone dello stato sulla bocca di attori e comici e cartoni animati, un´agenzia governativa deve sempre ricordare che, e la citazione merita le virgolette, "il ruolo di sorveglianza della Commissione (cioè del governo, ndr) è limitato dal Primo Emendamento della Costituzione e dalla legge costitutiva della Commissione, che proibisce di interferire con la libertà di espressione di chi trasmette e di censurare il materiale dei programmi. La libertà di espressione è protetta e ci impone di procedere con cautela e con prudenza nell´imporre i nostri controlli". L´indecenza di un programma deve essere "ostentata e vistosa", non occasionale, per giustificare interventi che limitino la libertà di espressione, formula ufficiale del vecchio detto noto in tutti i tribunali, secondo il quale un film è pornografico soltanto se il giudice si eccita guardandolo.
Una vittoria completa, dunque, per chi temeva che il rigurgito moralista espresso dall´amministrazione Bush potesse arrivare a colpire anche pericolosi sovversivi come Homer Simpson e gli autori di Friends. E una sconfitta per il presidente della Federal Communications Commission, Michal Powell, il figlio di Colin, nominato appunto dal presidente Bush, che aveva fatto della moralizzazione della tv via antenna (quelle via cavo o satellite sono escluse perché presuppongono un abbonamento non obbligatorio come la Rai, dunque una scelta volontaria dell´utente) il proprio manifesto. Sarà una coincidenza, ma pochi giorni dopo il completamento di questo tollerantissimo breviario della parolaccia, quando ancora non era stato pubblicato, Michael Powell ha dato le dimissioni, "very pissed", come dice chi lo conosce. Parecchio incazzato, come diremmo in italiano (parola lecita secondo il dispositivo 04-279 dell´8/12/2004).
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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