Vittorio Zucconi: Usa, il grande taglio di Bush. Cresce solo la spesa militare

C´era una volta il "dividendo della pace", il profitto della vittoria nella Guerra Fredda e quindi dei risparmi nelle spese militari che Bush il Vecchio e Clinton investirono nel boom degli anni 90. Ora, non ci sono più dividendi da incassare, ma soltanto conti da saldare, c´è la realtà dei "costi della guerra", insieme militare e ideologica, che il presidente Bush combatte contro i nemici esterni e gli avversari politici interni e che ha prodotto ieri il budget per l´anno 2006. Una finanziaria americana da 2 mila e 570 miliardi di dollari, dove le forbici della Casa Bianca hanno tagliato o tosato 150 programmi governativi, dall´ambiente alla sanità, dalla scuola all´assistenza per i reduci di guerra, riservando la generosità governativa soltanto alle spese militari, che saliranno dai 400 miliardi di dollari 2005 ai 419 miliardi del 2006, il massimo nominale nella storia americana. Senza calcolare le spese straordinarie per le guerre in Afghanistan e in Iraq, gli 80 miliardi di dollari supplementari che la fantasiosa finanza creativa della Casa Bianca e del Congresso dominato dai repubblicani ha messo fuori bilancio.
Come tutti i budget, anche questo riflette insieme le necessità oggettive di cassa e le scelte politiche, dunque soggettive, dell´Amministrazione che lo scrive e lo propone al Parlamento. Di fronte ai 427 miliardi di dollari di passivo aperti quest´anno dalla doppia mazzata delle riduzioni fiscali e dal prezzo delle due guerre in corso e che stavano sfiancando il dollaro senza migliorare la bilancia commerciale americana, Bush, che si era presentato alla nazione come il "conservatore compassionevole", ha dovuto rinunciare a molta "compassione", e riscoprire in pieno il proprio conservatorismo. Per contenere il disavanzo nel 2006 e arrivare al traguardo di un passivo dimezzato nel 2009, l´anno nel quale lascerà la Casa Bianca, il suo governo ha sforbiciato quasi 20 miliardi di dollari dalla finanziaria precedente e bloccato gli aumenti delle altre voci di spesa al di sotto dell´inflazione prevista al 2,3 per cento, dunque diminuendoli in termini reali.
Tra i programmi caduti sotto le forbici federali ci sono più di 300 milioni di dollari in sussidi ai prezzi agricoli, milioni per iniziative scolastiche dirette alle inner cities, cioè ai ghetti urbani, c´è il bilancio della Agenzia federale per la protezione dell´ambiente, ridotto di un sostanzioso 5,6 per cento. Il ministero per l´Edilizia e lo Sviluppo urbano, altro ente perennemente sospetto di statalismo, vedrà la propria fetta ridotta dell´11 per cento e fra le vittime maggiori si notano alcuni caduti solo apparentemente minori. Non ci saranno i fondi chiesti dalla Nasa per riparare il telescopio orbitante Hubble, e migliaia di reduci e veterani di guerra, nel pieno del tripudio retorico di solidarietà e sostegno alle truppe, saranno costretti a pagare 250 dollari in più all´anno per avere la stessa assistenza medica e farmaceutica di prima, giudicata già scadente dalle loro associazioni. E´ un esempio di come ridurre le imposte dirette con una mano possa condurre a riprendere le mance fiscali con l´altra e si traduca, per le categorie di reddito inferiore come i militari, in un gioco illusionistico. Persino la agenzia per la sicurezza nazionale, creata solennemente per difendere il paese dal terrorismo, subirà tagli, mentre, ancora una volta, tutte le promesse fatte da ogni governo conservatore di potare l´impiego pubblico e tagliare il numero degli impiegati statali si rivelano vuote. Il numero dei dipendenti federali, che era di 1,7 milioni quando Bush fu eletto nel 2000 avvicina ora il milione e 900 mila. Militari esclusi.
Complessivamente, e in attesa di sapere quale sarà il conto finale della guerra messo "fuori bilancio" e della eventuale riforma privatistica della previdenza sociale, la Social Security che costerà inizialmente quasi mille miliardi di dollari in indebitamenti federali, il bilancio della nuova austerità di un Bush che non deve più presentarsi agli elettori, si traduce in un trasferimento di risorse dal settore civili a quello militare, quei 20 miliardi sottratti scuole, Nasa, agricoltura, ghetti, sanità rurale che divengono i 19 miliardi in più per il Pentagono. Anche i generali e gli ammiragli dovranno sacrificare qualcosa, come i nuovi supercaccia F22, ridotti a 96 contro i 130 richiesti, nuovi sottomarini nucleari e un miliardo di dollari sottratto ai 9 miliardi sprecati ogni anno per il chimerico "scudo spaziale" anti missile. Ma alla fine spetterà al Congresso, che ha il potere finale e assoluto di spendere, mentre l´esecutivo può soltanto proporre, stabilire quanti e quali di questi tagli passeranno e la zuffa tra senatori e deputati per salvare i propri pet projects, i programmi cari ai propri elettori, si annuncia come sempre furibonda.
Certamente, qualche cosa, per invertire la discesa verso disavanzi federali sempre più grandi andava fatto, mentre la Federal Reserve è costretta ad aumentare i costi del danaro per finanziare il debito con le cambiali di stato, con i Buoni del Tesoro e Bush, responsabilmente, non ha voluto più sottrarsi a quello che molti dal suo stesso partito cominciavano a chiedergli con insistenza, mettere un argine all´inchiostro rosso dei debiti. Poiché aumentare le tasse ai più ricchi, come fecero con dolorosa saggezza suo padre e Clinton era fuori questione, la sola strada aperta davanti al "conservatore austero" era ridurre programmi diretti a quei cittadini di censo inferiore che comunque per lui non hanno votato. "Non abbiamo usato l´accetta" ha protestato Cheney, il vice presidente. Ma sarà chi lo riceve, a giudicare la brutalità del colpo.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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