Michele Serra: Perché scomparvero i dinosauri

Dopo i recenti, ennesimi disordini nella spianata delle Moschee, a Gerusalemme, un gruppo di studiosi (storici e teologi, affiancati da uno staff di enigmisti) sta cercando di ricostruire con rigorosi criteri scientifici la storia della Città Santa, per stabilire una volta per tutte chi abbia ragione. Come è noto, la sovranità su Gerusalemme è rivendicata da ebrei, musulmani e cristiani, dai turchi, da maccabei, cananei e filistei, da ittiti, persiani e vichinghi, da un ramo minore dei Coburgo-Sassonia, dai discendenti del re assiro Tukulti I, dal miliardario australiano Jeff Boone che sostiene di averla rilevata a un'asta di fallimento e dai figli dell'attore egiziano Omar Sharif che l'aveva vinta in una celebre mano di poker.
Ma questo riguarda l'attuale assetto istituzionale, religioso e catastale, molto semplificato dagli sforzi diplomatici. Assai più complicata e controversa è la storia passata della città, a partire dalla sua fondazione, che avvenne nel neolitico per mano di una decina di coloni-profeti di diversa etnia, provenienti da ogni parte del globo, allontanati dalle rispettive tribù perché rompevano i coglioni tutto il santo giorno. Per una straordinaria circostanza, arrivarono lo stesso giorno e la stessa ora nello stesso posto dichiarando di sentirsi finalmente a casa, sedendosi su un sasso e minacciando gli astanti.
Il nome Gerusalemme è infatti un acronimo composto dalle iniziali dei nomi dei fondatori: Gurk, Ermete, Robertino, Ulk, Sansone, Amin, Leonzio, Ettore, Menelao, Minnehaha ed Escamillo. Scavando negli infiniti strati di terriccio e rovine che raccontano la storia plurimillenaria della città, si possono trovare miliardi di cocci dei servizi di piatti via via andati distrutti nelle risse tra i gerosolimitani, e poi ossa, clave, forconi, armi primordiali (tra le quali una rudimentale fionda-kalashnikov che sparava micidiali raffiche di pinoli), posate da pesce che comproverebbero una presenza fenicia, e numerosissime scritte murali di tipo razzista, tra le quali "israeliani ebrei!", "meglio un morto in casa che un palestinese alla porta" e la misteriosa "scintoisti porci", che lascerebbe intendere anche un antico insediamento giapponese.
Nel museo etnografico e antropologico sono custoditi anche il celebre 'ossario di Ohelal', cinque scheletri strettamente intrecciati tra loro, probabilmente cinque sacerdoti di diverso culto morti nello stesso istante mentre si strangolavano l'un l'altro (esclusa l'ipotesi del gioco erotico, severamente vietato da tutte le 58 religioni succedutesi in Terra Santa). E l'altrettanto celebre ‟coccio di El-Baktar”, un mattone con la scritta ‟viva la figa” le cui matrici storico-culturali sono inspiegabili in un contesto simile. Ma la scoperta più sensazionale di archeologi e paleontologi è che il destino cruento di Gerusalemme risalirebbe addirittura a epoche precedenti, circa mezzo milione di anni prima di Cristo, quando gruppi di ominidi di diverse confessioni (i protopitechi, che adoravano le more e l'uvaspina, gli antropomacachi, convinti che Dio fosse il maschio alfa del branco, e il raffinato Homunculus del Tigri, che essendo alto 70 centimetri era ateo e di pessimo umore) si sterminarono a vicenda proprio nel territorio dove sarebbe sorta Gerusalemme.
Altri studiosi si spingono ancora più indietro nel tempo: l'esame dei fossili dimostrerebbe che Gerusalemme già nel Giurassico fu teatro di feroci competizioni territoriali tra dinosauri, e dunque il famoso "lago di sangue" descritto nel Pentateuco, con autentico entusiasmo, in quasi tutte le pagine, risalirebbe a epoche pre-umane. Questo avvalora la più recente ipotesi sull'estinzione dei dinosauri: non fu un meteorite né una glaciazione ad annientarli, fu direttamente Dio a farli fuori perché ne aveva le tasche piene di quella gentaglia verdastra, rumorosissima, dall'alito disgustoso, che passava le giornate a sbranarsi. Il secondo tentativo (l'uomo) è un esperimento ancora in corso. Scarse le probabilità di successo. In caso di fallimento, il terzo tentativo di Dio sarà affidare la Terra, e Gerusalemme, ai crostacei.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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