Vittorio Zucconi: Stati Uniti. Addio a Rehnquist, il giudice-ranger della destra

Il "cavaliere solitario" che in 33 anni era riuscito a conquistare la Corte Suprema americana e spostarla a destra se ne è andato per sempre, spalancando davanti al presidente Bush la possibilità di completare la controrivoluzione giudiziaria conservatrice. A 80 anni, nella tarda sera di sabato, solo nella sua casa della Virginia dove viveva da vedovo, William Rehnquist, il chief justice, il capo dei nove "supremi" costituzionali è stato ucciso dal cancro alla tiroide. E ora, dopo le dimissioni del giudice Sandra Day O´Connor, una dei quattro giudici considerati "progressisti" e la morte di Rehnquist, due scranni sono rimasti vuoti e spetta al presidente, con il consenso del Senato, riempirli. Non c´è decisione presidenziale, guerre escluse, che abbia tanta influenza sulla vita e sul futuro della società americana come la scelta di giudici per la corte costituzionale.
Nessuno, non Clinton, il cui processo di impeachment era stato presieduto proprio da Rehnquist che all´epoca del Watergate aveva tuonato contro gli impeachment anti Nixon, non Reagan, non Carter e neppure il papà George avevano avuto l´opportunità di spostare in maniera così netta la barra di quella Supreme Court che è il vero motore delle grandi svolte nella società americana. Era dai tempi di Franklyn Roosevelt, che un presidente non aveva di fronte a sé lo strumento per proiettare la propria ombra nel futuro, attraverso questi giudici che restano in carica a vita e "regnano" intoccabili, per 20 o 30 anni almeno. Presidenti e leggi si cambiano. Guerre finiscono. Mode ideologiche tramontano. Ma i nove Supremes, come sono chiamati scherzosamente ricordando un famoso gruppo femminile di soul music anni ‘60, restano e le loro sentenze sono scolpite nel tempo.
Rehnquist era figlio di una famiglia di svedesi immigrati nel Wisconsin. Fu scelto addirittura 33 anni or sono, da Nixon, nel 1972, nella speranza di diluire il "progressismo" della Corte Suprema. L´impeccabile preparazione giurisprudenziale, primo della classe alla Stanford University, ottenne l´assenso del Senato convinto che il giovane giudice di 47 anni sarebbe stato il lone ranger, come lo battezzarono, appunto il solitario conservatore in una Corte di liberals. Ma lo avevano sottovalutato. Con la sua formidabile cultura giuridica e con un tratto umano privato cordiale e sorprendente per quei tremanti avvocati che lui demoliva in aula, il lone ranger divenne il seme attorno al quale successivi presidenti repubblicani poterono costruire quella maggioranza di conservatori che si contò nel dicembre del 2000, quando, con 5 voti contro 4, assegnarono la Casa Bianca a George W. Bush.
Era stato Reagan a promuovere il figlio degli immigrati svedesi allo scranno più alto, quello di chief justice, nella speranza che la Corte guidata da lui riportasse la giurisprudenza americana verso il federalismo, cioè più potere agli Stati e meno al governo centrale, verso l´erosione di quei "diritti sociali" acquisiti nei decenni del post sessantottismo. Ma, soprattutto, perché avviasse la negazione, o la massima restrizione pratica, di quel diritto d´aborto che la Corte Suprema, nel ‘73, aveva creduto di vedere nella Costituzione. Rehnquist, matricola allora della Corte, aveva votato contro. Il ‟cavaliere solitario”.
Ma ora che il presidente può, con la promozione di un nuovo chief, forse nella persona del favorito italo americano Antonin Scalia, dichiarato oppositore dell´aborto, con la nomina dei due sostituti ai posti vuoti, creare una schiacciante maggioranza di sei a tre, tutta l´agenda controriformista è a portata di mano. John Roberts, il designato che sta per affrontare le udienze in commissione, è, a 50 anni, un sicuro pur se non fanatico conservatore che verrà approvato perché l´opposizione democratica non ha né i voti, né la voglia, di battersi.
‟Sceglierò rapidamente e persone di assoluta qualità”, ha promesso Bush ieri. Ma ora sono ben tre i processi senatoriali che la morte di Rehnquist, un uomo che ha voluto restare al suo posto letteralmente fino alla morte continuando a studiare cause e fumare anche dopo la tracheotomia, ha aperto: la conferma di Roberts, la conferma del rimpiazzo per Rehnquist e la conferma della promozione di uno dei giudici in carica al seggio di chief.
La destra fondamentalista, che ha votato Bush nella promessa della crociata per i "valori" (l´aborto, i gay, la vacillante separazione tra Stato e religioni) ha l´acquolina in bocca. Delusa dal troppo moderato, per i loro gusti, Roberts, ora pretende un puro e duro al posto di Rehnquist, un "interpretazionista" stretto che si limiti a interpretare alla lettera la Costituzione. La sinistra liberal dei "diritti civili", vede un futuro nero di devastazione della libertà individuali, pubbliche e private, sancite dalla morente Corte "costruttivista", capace cioè di costruire e non soltanto interpretare. È quello che la destra aborre come ‟attivismo giudiziario”, da noi si direbbe ‟militante”. Tranne quando, ovviamente, l´attivismo favorisca i propri uomini, come nel 2000.
E Bush, che annaspa alla ricerca di una "eredità storica" minacciata dai disastri naturali e da quelli militari, ha davanti a sé la più grande delle occasioni per dimostrare se egli è quel ‟presidente che unisce la nazione”, come promise senza mantenere, o il presidente che la divide. Chiunque egli scelga, un italo americano, un latino americano come Alberto Gonzales o, come si dice oggi, una giudice donna, per riportare a due la quota femminile oggi ridotta alla sola Ruth Ginsberg, le sue scelte toccheranno la vita delle generazioni a venire, e non soltanto negli Stati Uniti.
Anche se, come notò amaro Ike Eisenhower, i prescelti si rivelano spesso, posti davanti all´immensa responsabilità di sentinelle della Costituzione, molto diversi da come i loro sponsor politici li avevano sognati o temuti.

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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