Michele Serra: L'altra vedova di Nassiriya

Storia d’amore e di politica (il privato è politico. Eccome se lo è). Stefano Rolla, regista, una delle due vittime civili della strage di Nassiriya, amava e divideva la sua vita con una donna, Adelina Parrillo. Ieri la signora Parrillo si è presentata, insieme agli altri familiari delle vittime, alla cerimonia di commemorazione dell’eccidio, all’Altare della Patria. Ma non ha potuto entrare. Stefano e Adelina non erano sposati.
Alla luce della vita (della vita!) Adelina è una vedova. Anche alla luce della realtà e della logica Adelina è una vedova: una donna rimasta senza il suo uomo. Per il protocollo, no. È un’estranea. Viveva con Stefano, dormiva con Stefano, ma non ha potuto essere con Stefano nel giorno in cui la Repubblica italiana, la comunità dei cittadini, lo salutava.
La medaglia di Stefano è stata consegnata alla figlia, e dunque è finita nelle mani più degne, e più giuste. Ma l’assenza di Adelina (la cancellazione di Adelina) è uno scandalo così evidente, così duro, così inconfutabile, che questo articolo potrebbe anche finire qui. Ma c’è ancora qualcosa da aggiungere, e non per conto dell’italiana Adelina Parrillo, ma per conto di tutti. Storie della stessa grana, la grana grezza del moralismo, sono tutt’altro che rare. Conviventi (etero e omosessuali) respinti dagli ospedali perché non hanno titolo "legale" per assistere i loro compagni di vita, ammalati terminali. Vedovi e vedove di fatto che restano esclusi dalle loro case, dalle loro cose, dalle loro vite perché la legge dello Stato onora solamente ciò che è benedetto dal matrimonio. Vite vere, storie d’amore, accumuli di ricordi, di metri quadrati, di stanze, di letti, giornate condivise, che diventano nulla quando al maglio della morte si accompagna quello, incomparabilmente meno solenne, della legge degli uomini, spaventati dal cosiddetto "disordine morale" e per questo disposti al supremo disordine dell’ipocrisia: meglio cancellare la realtà piuttosto che lasciarla entrare nel Tempio delle Regole.Non credo esista una sola persona, ancorché di rigidissime convinzioni religiose, disposta ad accettare un’etica pubblica che nega, semplicemente nega, l’esistenza di un amore e l’esistenza di una vedova. Ogni unione di fatto, ogni separazione, ogni famiglia differente da quella monogamica rappresenta un "problema". (Esattamente come ogni famiglia, anche la più "normale", rappresenta un problema).
Questo problema pesa sulle vite personali di genitori e di figli, faticosamente (e spesso eticamente) alla ricerca di equilibri nuovi: per quale perversa volontà punitiva, o per quale terrorizzata piccineria morale una società osa aggiungere a questa soma privata la pena ulteriore della discriminazione pubblica, della negazione legale, della persecuzione burocratica?La richiesta dei Pacs, e l’introduzione dei Pacs in molti paesi europei, non è affatto un passo avanti sulla strada della dissoluzione morale. È un passo indietro sulla strada dell’ostinazione ideologica che impedisce a milioni di persone di condividere legalmente una vita, e si arroga il potere di disporre di beni economici, e di beni sentimentali, come fossero patrimonio dello Stato. La storia di Adelina Parrillo e di Stefano Rolla sembra fatta apposta per dire che il diritto, e perfino l’amore, si fondano sulla persona, sulle persone, non su quell’astrazione arbitraria che è la Famiglia intesa come modello, come dogma, come precetto. Non esiste (per fortuna!) un Famiglia protocollare, né tra i milioni di famiglie ‟classiche” né tra le centinaia di migliaia di unioni di fatto. E chi pensa che il problema riguardi solo una minoranza, misuri, per cortesia, l’imbarazzo di maggioranza che ci coglie tutti quanti vedendo una vedova esclusa dalla memoria del suo morto perché non aveva la scartoffia giusta da presentare al piantone.

Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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