Vittorio Zucconi: Vedete quegli stadi e imparate. Pallone d’oro a Trinidad e Tobago

Ultimo album di figurine con pagelle e voti dai mondiali, prima di riporlo tra i ricordi, con il diploma di maturità, gli autografi, le rabbie, le grida di gioia e le cornate, e prima di condannare i nostri figli ad ascoltare fra dodici anni, alla vigilia della edizione 2018 della Coppa che si svolgerà in India, in Russia, in Cina, in Arabia Saudita, o nella nazione che verserà più soldi alla Fifa, terzini incanutiti, centravanti sovrappeso, e centrocampisti stempiati rispondere ancora una volta in tv alla stessa domanda: che cosa provasti mentre battevano i rigori a Berlino.

L’organizzazione
Buona, puntigliosa, a volte esasperante come sempre accade quando la malattia genetica dei tedeschi, la normopatia, si sposa alla confusione perché nulla crea più disastri del voler essere pignoli quando si è inefficienti. Sicuramente migliore di quella americana nel ‘94, meno vivace di quella francese nel ‘98 ma molto più calda della tetraggine bicefala di Corea e Giappone 2002. Voto: 7

Gli stadi
Superato lo shock per i labirinti di scale creati da progettisti sadici per costringere tutti a scendere quattro piani di scale e risalirne poi altri quattro per restare allo stesso livello, gli stadi costruiti o rinnovati per i Mondiali dovrebbero diventare luoghi di pellegrinaggio e penitenza per coloro che costruirono o riattarono gli stadi di Italia 90, nati vecchi e divenuti dinosauri al primo vagito. Con l’eccezione dell’arena cara a Goebbels e Leni Riefensthal, dove Adolf Hitler fece l’ultimo discorso ai bambini della Hitlerjugend prima di mandarli al massacro il 18 aprile del 1945, gli altri stadi hanno offerto una visuale e un’esperienza magnifiche per il pubblico, vicinissimo al campo e senza quelle barriere da zoo che umiliano i nostri squallidi stadi. Voto: 8

La Fifa
Macchina ormai mostruosa nella propria capacità di mungere la turgida mucca del "beautiful game", estorcendo miliardi di euro a reti tv, sponsors, agenzie di viaggio, la Fifa è una colossale cupola legale e perbenista che sta ridicolizzando le illusioni dei neocon americani. Il XXI secolo non sarà necessariamente "the New American Century", ma non ci sono dubbi sul fatto che sarà "the Fifa Century". Il calcio rende più della guerra e fa, di solito, meno lutti. Voto: 4

Il gioco
Pessimo, a detta di tutti gli esteti e i buongustai della sferetta. Delizioso per chi ha vinto il torneo, essendo il calcio una specialità diversa dalla ginnastica artistica, dalla danza a coppie sul ghiaccio o dei tuffi dal trampolino, nei quali il "come" è più importante del "cosa". Scopo del calcio è fare un gol più degli altri, in qualsiasi modo legale o illegale (citofonare a Maradona) si riesca a escogitare o prenderne uno in meno, soluzione assai più facile che infatti quasi tutti i Commissari Tecnici che non siano idioti, o non siano spagnoli, hanno adottato. Voto: 10

La peggiore squadra
Senza alcun dubbio, il Brasile. La parola chiave, nel calcio, è infatti "squadra" e arruolare due dozzine di artisti e solisti del piedone, come hanno fatto loro e come qualche squadra di club italiana fa da quasi 20 anni con i ben noti risultati, non fa un’orchestra, al massimo una banda di vigili urbani troppo pagati. Poiché a chi molto è dato molto sarà chiesto, questi brasiliani che hanno stravinto il mondiale degli spot e conquistato la Coppa dei bookmakers, schierando atleti sovrappeso, sopraetà e sopravvalutati già pronti per le prossime "partite del cuore" meritano al massimo il voto di: 1 (per il curriculum vitae)

La migliore squadra
Applicando il teorema di quel "jogo bonito" che si è rivoltato in faccia ai brasiliani, il pallone d’oro deve essere assegnato alla nazionale di Trinidad e Tobago che, non avendo la più sparata idea di come si giochi al calcio, ha conquistato un punto, che equivale a una medaglia di bronzo nel bob a quattro per i loro vicini giamaicani. Dopo il rastrellamento sistematico fatto dalla Grande Nation, dalla Francia, e dalla Olanda, nelle piccole e grandi Antille, questo è il meglio che il calcio caraibico possa produrre. Voto 9, perché non avremo mai più l’occasione di dare loro un voto.

Il pallone d’oro gonfiato
A Zinedine Zidane, che è riuscito, con quella sapiente cornata, a far dimenticare ai francesi e al cosiddetto "movimento calcistico" internazionale il fatto che la Francia ha messo in campo una nazionale di "revenents", di reduci, guidati da un allenatore più saccente di Lippi, ma molto meno fortunato, nonostante legga l’oroscopo per scegliere chi mandare in campo. ‟Quello che ha detto Materazzi” sta diventando l’argomento del giorno in tutti i media internazionali, anziché essere ‟quello che la Francia non ha saputo fare”, cioè segnare un gol nel secondo tempo a una nazionale italiana che stava palesemente boccheggiando. Nutro il sospetto che l’astuto Zizou abbia inzuccato Materazzi perché aveva intuito che quella di Berlino sarebbe stata la serata del triste crepuscolo. Voto: 8

L’ospitalità
Cordiale, appassionata, esuberante, persino eccessiva nell’entusiasmo manifestato da quell’opinionista dello ‟Spiegel” che ci definì una banda di mammoni impomatati e unti di pummarola che succhiano il sangue del mondo, l’industria alberghiera tedesca si è fatta in quattro per spremere ogni ultimo centesimo di euro da noi visitatori, in senso letterale, visto che nei giorni delle partite importanti i prezzi anche dei più torvi ostelli con piumino d’oca sul letto a 35 gradi di calore venivano quadruplicati e una bottiglietta di acqua da mezzo litro arrivava a costare 5 euro. In attesa che l’ostelleria germanica scopra l’esistenza dei condizionatori d’aria, o almeno dei deumidificatori, ora sappiamo di quali penne e piume saranno d’ora in poi imbottiti quei piumoni, le nostre. Prova che i parassiti non conoscono nazionalità. Voto: 5 (come gli euro per mezza minerale).

La migliore scommessa
Quella che hanno fatto coloro che hanno puntato su Buffon e sull’ipotesi, data a quote da vertigine, che il fantastico portiere italiano finisse il mondiale avendo incassato un solo gol in sette partite dalle squadra avversarie e neppure su azione, ma su schizzo fortunato contro la traversa. Voto a chi lo ha giocato: 10.

Il gol più bello
Fabio Grosso, contro la Germania, e di nuovo Fabio Grosso, con il rigore decisivo, il quinto, che ci ha dato la Coppa, segnato da uno che non batteva penalties da quando aveva la brache corte e il suo allenatore gli disse che lui non aveva avvenire nel pallone. Urge una nuova ballata, dedicata a "una vita da terzino" , i mediani ci hanno scocciato. Voto: 9+ (nel timore che adesso si metta anche lui a tirare spot pubblicitari con animaletti, telefonini, motorini e, dio non voglia, a scrivere libri).

I biglietti
Piaga di tutti i Mondiali, la vendita e la distribuzione dei biglietti è diventa cancrena in una Germania che letteralmente nuotava nei bagarini, armati di mazzette di biglietti per Vip, scaricati da alti funzionari di nazioni che preferivano il profitto illegale alla presenza in tribuna e di biglietti teoricamente, rigorosamente nominali, per ragioni di sicurezza, che nessuno mai controllava. La finale di Berlino si è tramutata in un "suk" di biglietti da far vergognare un porto fenicio. Calcolando che alla Federazione Calcio Italiana sono stati assegnati 4.500 biglietti per la finale alla quale partecipava l’Italia, altrettanti alla Francia, in uno stadio da 70 mila posti, e che i più fetenti seggiolini, in curva all’altezza del sedere di Buffon con visuale zero, costavano duemila euro oltre il 160 nominali, non occorre un Nobel in Economia per capire che qualcuno ha fatto pesche miracolose nei canali di Berlino, con la benedizione della Fifa. Voto: 3.

Il festeggiamento
Vista da lontano, la celebrazione romana della squadra vittoriosa al ritorno peccava un pochino di presenzialismo governativo e avrebbe potuto suscitare in un visitatore alieno il sospetto che il Mondiale fosse stato vinto dalla maggioranza di centro sinistra. Incassare i successi e appropriarsi dei colpi di fortuna è legittimo, come lo è rendersi ridicoli e odiosi disconoscendo una squadra azzurra soltanto perché gli avversari francesi rubano la partita di Rotterdam al 90° minuto, ma sarebbe sempre opportuno che, dopo i due titoli vinti ‟per il Duce e per il Fascismo” prima della guerra, le nazionali di calcio non giocassero per nessun partito e per nessun leader politico. Quello è un compito riservato in Italia a un noto club del Nord. Voto: 5+

Arrivederci dunque chissà dove nel 2010, Campioni del Mondo.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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