Michele Serra: Un carrello di bolliti per tutti

Tra intellettuali e popolo l'incomprensione è millenaria. Gli annalisti romani raccontano che quando Cicerone rivolgeva accorate prolusioni alla plebe che si recava al Colosseo, invitandola a dedicarsi alla riflessione morale piuttosto che alle gozzoviglie, gli ultras gli ficcavano in bocca manciate di cicerchie e lupini per farlo star zitto. Ma con il governo Prodi il baratro ha raggiunto limiti di guardia. Secondo uno studio della facoltà di Scienze della comunicazione, il linguaggio di Prodi incontra soprattutto problemi fonetici: quando il premier parla in un microfono, il pubblico tv ode un insieme inintelligibile di sibili, schiocchi e infrasuoni, e sostituisce il televisore credendolo difettoso, oppure si reca dall'otorino, pagando il ticket. Ulteriori aggravi della spesa delle famiglie che non contribuiscono a rendere popolare questo governo. Secondo alcuni esperti, tuttavia, se le parole del premier fossero udibili, la situazione potrebbe aggravarsi. Il problema starebbe infatti nel livello eccessivamente elevato e raffinato della politica governativa, in specie quella economica. Sotto accusa, a questo proposito, lo staff di professori del Mulino che affianca Romano Prodi.
Ecco i casi più controversi.

Augusto Maribò
Chi non conosce, a Bologna, il professor Maribò, uno dei fondatori del Mulino? La sua figura austera è una presenza fissa sotto i portici del centro, quando nelle sere nebbiose appare all'improvviso ai cittadini, levando al cielo le dita ossute, e li aggiorna sui suoi studi economici. L'uso della lingua inglese, accompagnato da enormi grafici logaritmici che il professore dispiega con l'aiuto dei passanti, non facilita la comprensione reciproca.

Ezio Eziandio
Intellettuale cattolico, tra i fondatori del Mulino, ha un tavolo fisso al ristorante Diana, di fianco al carrello dei bolliti. Ha elaborato, per la Fao, uno studio sulla fame nel mondo considerato coraggioso ma inapplicabile. Prevede un tavolo al Diana, a rotazione, per tutta la popolazione mondiale.

Carlo Zanardi Zanetti
Tra i fondatori del Mulino, allievo di Dossetti, si è prodigato per conciliare l'economia liberista con l'uguaglianza sociale, concludendo che è impossibile. Da allora si è ritirato in un monastero (gestito da un fondatore del Mulino, don Mirko Felicori), cercando di conciliare gli esercizi spirituali con la sua dipendenza dalle tagliatelle, concludendo che è improbabile. Famoso il suo saggio ‟Per un mercato virtuoso”, composto dalla sola prefazione nella quale si conclude che il tema è improponibile.

Attilio Stramazzoni
Avrebbe potuto esistere il Mulino senza la presenza autorevole e molto rimpianta del chiarissimo professor Stramazzoni, recentemente scomparso dopo avere dato alle stampe il suo testamento spirituale, ‟Dio ci ha insegnato a risparmiare”? Nella vecchia sede di vicolo Budelloni si ricordano ancora le lunghe nottate nelle quali Stramazzoni cercava di convincere gli altri fondatori del Mulino che l'inflazione è solo un effetto psicologico, e che comunque non poteva pagare il ristorante. Durante i lunghi pellegrinaggi a San Luca invitava gli allievi (molti dei quali diventarono successivamente fondatori del Mulino) a risparmiare il fiato, affacciandosi dal finestrino della sua automobile. La sua tomba alla Certosa è sempre coperta di fiori freschi, che la vedova provvede a rivendere applicando il famoso Modello Stramazzoni sull'utilitarismo economico.

Giovanni Sbifagno
Di formazione marxista, da sempre considerato l'ala sinistra del Mulino, considera imborghesiti i colleghi da quando l'istituto si è trasferito, senza informarlo, nella nuova, lussuosa sede di piazzetta del Ragù. Si reca ogni giorno nella vecchia sede ormai deserta di vicolo Budelloni chiedendo notizie dei suoi colleghi. Insieme all'anziana custode sta lavorando a un piano di rifondazione del Mulino.

Silvio Maccarenti Mozzi Pivaglio Corioni Stupazzi
Professore del Mulino. È l'estensore materiale della legge finanziaria, ma la definisce "un lavoro collettivo".
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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