Vittorio Zucconi: John Bolton. L’Ambasciatore inesistente

Un altro cardinale della Casa Bianca, uno di quei teologi della superiorità americana che hanno condotto George Bush e gli Stati Uniti alla sciagura della democrazia da esportare con le armi, è caduto ieri, nella purga post elettorale che continua implacabile a Washington. John Bolton, uno dei massimi teorici del "Nuovo Secolo Americano" che Bush, e soprattutto Dick Cheney, avevano spedito alle Nazioni Unite per punire e domare quel palazzaccio che aveva osato umiliare e isolare gli Stati Uniti alla caccia delle "armi di distruzione di massa", è stato costretto a dimettersi dopo appena un anno e mezzo di regno trascorso senza avere avuto neppure l’ok costituzionale del Senato pur controllato dallo stesso partito del presidente, nel frattempo sconfitto e ora passato in minoranza. L’ambasciatore inesistente, il cui passaggio all’Onu sarà ricordato come l’ultimo assalto di un’amministrazione Bush che credeva di poter ridisegnare il mondo, le istituzioni internazionali e l’America secondo le proprie dottrine.
E che ha dovuto invece piegarsi alla realtà interna proprio di quella democrazia che pretendeva di esportare, era stato salutato alla sua nomina come la prova definitiva che questa Casa Bianca intendeva tirare diritto e restare chiusa nella proprio autismo ideologico. Ma già nel marzo del 2005, quando Bolton, figlio della destra repubblicana creata negli anni ´60 da Barry Goldwater e poi passato alla corte dei "neo-con" negli anni ´90 fu salutato dalle ovazioni dei tifosi dell´interventismo unilaterale, si manifestarono i timori dei più lucidi, che cominciavano ad avere molti dubbi sulla rotta cieca scelta dal Presidente. E sospettavano che gli Stati Uniti non sarebbero usciti dalle sabbie mobili irachene senza accettare qualche soluzione negoziata salvafaccia con quei regimi, compresi quelli "canaglia", che tengono le chiavi del petrolio e delle appartenenze confessionali e culturali in quel mondo.
Esattamente come Nixon e Kissinger poterono divincolarsi dall´Indocina soltanto quando inghiottirono l´amarissima pillola delle trattative con Hanoi e con i protettori del nord comunista, per coprire la ritirata. Non fu infatti la sinistra pacifista, "buona", Democratica e multilaterista a fermare questa nomina apparsa subito come provocatoria e controproducente.
Furono i repubblicani moderati, l´ala rappresentata da senatori ironicamente poi travolti alle urne dalla marea irachena, coloro che sacrificarono il proprio seggio per bloccare nella "filibusta" parlamentare la nomina di questo personaggio che si era presentato all´Onu con un singolare biglietto da visita, spiegando che «quel grattacielo ha 38 piani e se ne segassero undici non cambierebbe niente» e l´unico modo di trattare con paesi ostili è "distruggerli". Resistendo alla pressioni fortissime della corte di Bush, che vedeva in Bolton colui che avrebbe dovuto annullare l´esecrato segretario generale Kofi Annan e ridurre le Nazioni Unite a "curva sud" delle scelte americane, la Commissione Esteri del Senato aveva resistito, spingendo Bush a utilizzare l´espediente della "nomina estiva", fatta mentre il Congresso era in vacanza. Un cerotto temporaneo che oggi ha costretto la Casa Bianca a risottoporre la nomina sperando di battere sul tempo il nuovo Senato a minoranza repubblicana, che si riunirà il 3 gennaio. Ma tanto i senatori uscenti, quanto naturalmente quelli entranti, hanno ripetuto che la nomina di Bolton era "Doa", dead on arrival, morta prima ancora di essere recapitata.
Del passaggio di quest´ultimo "cardinale neo-con" alle Nazioni Unite non resterà altro che la cenere di quel furioso falò ideologico che sta finendo di consumare sè stesso e purtroppo molti altri e vede ormai soltanto due superstiti ancora di sentinella alla Casa Bianca in posizione di rincalzo, Elliot Abrams, vice consigliere per la sicurezza nazionale già sopravvissuto allo scandalo dei finanziamenti illegali ai Contras via Iran negli anni ´80, e David Wurmser, "advisor" di questioni medio orientali per Dick Cheney. Ma Bolton, «l´uomo che non riusciva neppure a mettere d´accordo il colore dei suoi baffi con il colore dei suoi capelli» come disse di lui il comico David Letterman e che Colin Powell mal sopportava, non doveva mediare, doveva al contrario rappresentare l´anti diplomatico, il magnifico irrealista, l´uomo d´azione poche chiacchiere e molti fatti, secondo la mistica del "uomo nuovo" disegnato dai teorici del "Progetto per un nuovo secolo americano", del quale Bolton era stato condirettore. Il suo doppio fiasco, prima come "riformatore" del Palazzo di Vetro dove si è fatto notare per la propria ruvidezza e inconcludenza, e poi nella condanna politica dell´elettorato americano che già ha travolto Donald Rumsfeld, non assolve affatto una comunità internazionale che trova proprio nelle Nazione Unite il teatro della propria impotenza e il tragico testimone della propria verbosa irrilevanza. Ma condanna ancora una volta la supponenza e l´arroganza di una amministrazione Bush che aveva confuso, nel panico del dopo 11 settembre, l´ideologia con la realtà. E aveva scambiato, nelle allucinazioni di personaggi come Bolton, la Mesopotamia del 2000 con la valle del Po o con la Baviera del 1945.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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