Michele Serra: Contestazione a Milano. Quei saluti romani

Petardi dei centri sociali contro il ministro Padoa-Schioppa all’Università di Torino. Saluti romani contro il capo del governo Prodi all’Università Cattolica di Milano. Con una battuta, si può dire che questo governo, per ora, assolve splendidamente il suo compito di capro espiatorio, assorbendo con una certa disinvoltura gli insulti di destra come quelli di sinistra: un vero talento stereofonico. Ma se possiamo permetterci di fare battute sul tema è solo perché da qualche anno, in Italia, viviamo il lusso di uno scontro politico verbalmente disgustoso, ma fisicamente incruento. E proprio perché l’attuale incruenza è un lusso (il nostro Paese ha una delle storie politiche più sanguinarie d’Europa), sarebbe bene spaventarsi almeno un pochino di più. Non si conoscono altre nazioni nelle quali il capo del governo è costantemente accolto da un filare di mani tese: in Gran Bretagna, solo per essere iscritta al locale partito fascista, la prima ballerina dell’Opera rischia di essere licenziata, e nessuno se ne farebbe un gran problema, perché in Europa il fascismo è al bando. Semplicemente: al bando, schifato dalla sinistra come dalla destra. Cancellato dai nomi pronunciabili. Un problema della Questura, non dei telegiornali.
Nessun partito della destra di governo, in Europa, si sognerebbe di presentare liste comuni con chi fa il saluto romano, con i ceffi impresentabili del negazionismo, con i mascalzoni fautori della "razza pura", come solo in Italia è tranquillamente avvenuto alle ultime elezioni politiche. Se il saluto romano, ormai, fa parte del normale repertorio di quasi ogni telegiornale, è merito anche dello sfrontato sdoganamento che la passata maggioranza, nel silenzio quasi assoluto, ha felicemente condotto in porto.
Pessime riflessioni meritano anche i petardi di Torino, che nella migliore delle ipotesi sono una boiata da ultras di curva, nella peggiore sono la parodia (disgustosa) degli spari e delle esplosioni che hanno sventrato mezza Italia per due decenni. Siamo nel trentennale del 1977, anno di faide politiche, di morte e di odio. Bisognerebbe trattare con meno leggerezza il rilancio, anche solo accennato, anche solo mimato, della violenza politica. La facilità e l’ineluttabilità con la quale le frange estreme, una generazione fa, slittarono dall’odio verbale alla pratica della sopraffazione fisica fa parte della memoria degli adulti, ma non dei ventenni di oggi che magari credono spiritoso sparare petardi contro un ministro, o guarnire di saluti fascisti un presidio anti-prodiano. Non è spiritoso, è solamente idiota. È solamente pericoloso.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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