Michele Serra: Calabria. La terribile faida di Fitucchia

La strage di calabresi in Germania ha riacceso i riflettori sulla 'ndrangheta. Gli investigatori italiani, accorsi sul posto, hanno impiegato le prime due settimane di indagini per spiegare ai colleghi tedeschi come si scrive 'ndrangheta. "Non avevamo mai sentito una parola così ridicola", spiegano ridendo a crepapelle il tenente Wurstel e il capitano Kraut, incaricati di affiancare i colleghi italiani. Nel frattempo si sta aggiornando la mappatura delle principali famiglie malavitose.

Famiglia Strangio
In Aspromonte quasi tutti si chiamano Strangio. Un'omonimia che ha reso difficilissime le indagini di polizia, spesso arenatesi di fronte a citofoni con 20 o 30 Strangio. Perfino i regolamenti di conti sono faticosissimi, con uomini armati che gridano "Chi è Strangio?" e centinaia di mani che si alzano contemporaneamente. Molto temuto e rispettato il boss Pino Strangio, un re-pastore che ancora oggi pascola personalmente un milione di pecore facendo la transumanza in autostrada e bloccando il traffico per intere settimane. E il suo rivale Rino Strangio, che per spirito di competizione fa la transumanza in Australia imbarcando due milioni di pecore su una flotta di lussosi cargo, con sauna e idromassaggio per gli armenti.

Gnimmete e Gnommete
Gli Gnimmete e gli Gnommete erano un tempo famiglie alleate, e controllavano il traffico della ricotta di seconda scelta (la popolarissima gibidicchia, molto apprezzata per intonacare le case abusive). Il patto di sangue che li univa si è però dissolto quando, passando dalla ricotta alla cocaina, il fatturato è passato da 300 mila lire a un trilione di euro. Una faida terribile, Gnimmete contro Gnommete, insanguina da allora il paese di Fitucchia, 200 anime sospese su un dirupo. Le esecuzioni avvengono per spinta.
Devoti a Santo Curbizzu, gli Gnommete non perdonano agli Gnimmete di preferire Santa Misuzza. Sconosciuti già a 200 metri da Fitucchia, i due santi sono i patroni del Paese, e le due processioni annuali, purtroppo concomitanti, si risolvono ogni anno in una sparatoria collettiva, per partecipare alla quale gli emigrati di Fitucchia tornano da mezzo mondo indossando già sull'aereo il caratteristico costume dei devoti, una pelle di lupo decorata con interiora di merluzzo, segno della sacra unione tra mare e montagna. "Siamo così dai tempi del neolitico", dicono con orgoglio i fitucchiesi, "e chi non è d'accordo 'n trocchia cizzipizzi casibiri", antica espressione locale il cui significato sfugge, come il significato di tutto il resto, tanto agli Gnimmete quanto agli Gnommete.

Uozzolo
Gli Uozzolo sono considerati dagli inquirenti la più feroce delle famiglie emergenti. Strozzano i nemici a mani nude e per sfregio disturbano il funerale raccontando barzellette. Legatissimi alle tradizioni, trattano la cocaina e l'eroina come il caciocavallo, facendo essiccare i pani a un trave tarlato. Dopo una settimana la droga è inservibile e gli Uozzolo buttano via tutto. Per questo sono ancora poverissimi e pensano di abbandonare la droga e dedicarsi al racket delle riparazioni dei cartelli stradali: prima li sforacchiano a fucilate, poi tappano i buchi con la gomma da masticare e chiedono al sindaco cento euro per ogni buco tappato.

Mammabella
Sono la 'ndrangheta moderna, quella che ha saputo uscire dall'economia pastorale. I Mammabella rilasciano lo scontrino fiscale ai rapiti, e recentemente hanno fatto domanda di condono edilizio per un centinaio di buche a schiera per custodire i rapiti. Mandano i figli a laurearsi in America, in genere con tesi in economia e commercio sul riciclaggio. Portano le pecore a pascolare sull'Audi e hanno modi raffinati: in genere fanno i regolamenti di conti nei tennis club o nei circoli velici invece che nei sudici bar di paese.

Carciofo
I Carciofo sono considerati il clan più anomalo di tutta la Calabria. Sono infatti composti da un solo membro, Domenico Carciofo, che è scapolo, non ha famiglia ed è ateo. "È la fine della 'ndrangheta", commentano i vecchi del paese scuotendo la testa.
Michele Serra

Michele Serra

Michele Serra Errante è nato a Roma e cresciuto a Milano. Ha cominciato a scrivere a vent’anni e non ha mai fatto altro per guadagnarsi da vivere. Scrive su ...

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