Vittorio Zucconi: Sui cieli Usa un aereo carico di testate nucleari

L´angelo dell´olocausto nucleare è tornato a battere le ali, per qualche ora, nel cielo degli Stati Uniti. Chissà se Bush ha pianto di nuovo, la sera del 30 agosto scorso, quando l´attendente di servizio alla Casa Bianca gli ha dovuto annunciare che, ehm, scusi, mi permetta, signor Presidente, un bombardiere strategico sta svolazzando senza autorizzazione nei cieli americani con, ehm, sei testate nucleari a bordo. Al Qaeda? No, signor presidente, la US Air Force. Avrebbe avuto ragione di piangere, Bush, perché ‟la gaffe”, come l´hanno chiamata pudicamente al Pentagono, è qualcosa che regolamenti, addestramento, comandi e addirittura trattati internazionali avrebbero dovuto impedire per sempre. Ci era stato garantito che mai più un B52, la superfortezza volante immortalata da Stanley Kubrick nel suo Dottor Stranamore, potesse decollare da una base americana e volare per ore portando nella pancia sei missili da crociera armati di ogive all´idrogeno. Gli ordigni chiamati W80, da 150 kilotoni ciascuno, circa dieci Hiroshima a testata. Invece è accaduto, appunto giovedì 30 agosto, quando dalla base di Minot, nel territorio del Nord Dakota, uno degli 85 B52 ancora in servizio attivo per lo Air and Space Command si è alzato in volo per un trasferimento di routine verso la base di Barksdale, in Louisiana, un volo di tre ore, e qualcuno si è dimenticato - forse - di smontare le testate termonucleari dai sei missili Cruise nella pancia. Nessuno, ci rassicurano, ha corso alcun pericolo, perché quelle sei ogive non erano innescate e soltanto il comandante supremo, il Presidente stesso, possiede i codici per il lancio e l´attivazione, custoditi nel ‟football”, nella valigetta che l´attendente porta, incatenata al polso. Il dottor Stranamore, ci garantiscono, non lavora più alla Casa Bianca, neppure nell´ufficio del vice Presidente Cheney che sogna di bombardare l´Iran. Ma delle rassicurazioni ufficiali è sempre lecito dubitare e il fatto che il Presidente stesso sia stato informato del problemino, e che la Air Force, sempre contraria ad ammettere che uno di propri aerei o missili portino armi nucleari, abbia dovuto ammetterle pubblicamente uno di quegli eventi dei quali non veniamo a sapere mai nulla, sembra suggerire che in quelle tre ore di volo, molti ufficiali superiori e dirigenti di governo abbiano conosciuto momenti di vivo nervosismo e masticato molti sigari spenti. Probabilmente, mai nervosi quanto l´equipaggio del B52 stesso, che è stato informato soltanto quando era ormai in quota di volo, che i sei Cruise nella loro pancia contenevano abbastanza esplosivo termonucleare per radere al suolo sessanta Hiroshima. E dunque avrebbero dovuto guidare quell´autobus, come si dice nel gergo dell´aviazione, pilotare il ‟Buff”, il vecchio grosso brutto fottuto volante, il soprannome dei B52, con particolare prudenza. Una bomba termonucleare all´idrogeno, come quelle trasportate ‟per errore” sui cieli americani non può esplodere se non è innescata. Ma gli incidenti accaduti proprio ai B52, un aereo che nella sua prima seria entrò in servizio oltre mezzo secolo fa, nel 1952, dimostrano che sganciare, o precipitare, con testate atomiche, non è senza conseguenze. Quando un B52 precipitò a Palomares, in Spagna, nel 1966 dopo una collisione con una cisterna volante, radiazioni mortali inquinarono 1.400 tonnellate di terreno prelevato dal fondo marino, trasportate poi negli Stati Uniti e ancora lo scorso anno, nel 2006, i governi di Madrid e di Washington firmarono un accordo per la decontaminazione definitiva, 40 anni dopo. E furono necessari sei mesi per ripulire e rendere sicura la base di Thule, in Groenlandia, dove un altro B52 si era schiantato con quattro bombe a bordo. Il comandante della base di Minot è già stato destituito e vari ufficiali e sottufficiali ‟decertificati”, cioè esclusi dal personale che si occupa di armi nucleari. La solita inchiesta ufficiale è cominciata, per ordine del generale Raaberg, capo del Comando Aerospaziale, che garantisce, soprattutto ai russi con il quali fu concluso l´accordo che vietava il trasporto di ogive nucleari sui bombardieri. E´ stata una semplice ‟gaffe”, un errore, una distrazione, ci dicono, e possiamo stare tranquilli, Ma che sarebbe accaduto, è stato chiesto a un generale in pensione dell´Air Force, Don Shepperd, se per caso, per errore, per una impossibile coincidenza, quei sei Cruise fossero stati lanciati con le bombe attivate? ‟Che un terzo degli Stati Uniti sarebbero divenuti inabitabili”, ha risposto. Su, coraggio, non pianga, presidente.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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