Umberto Galimberti: Scienza trascurata e pochi soldi. I limiti storici del nostro Paese

La ricerca italiana ha bisogno di soldi e in particolare la ricerca in campo medico per realizzare il progetto di Ippocrate che non era quello di garantire agli uomini l´immortalità, ma di ‟evitare la morte evitabile dovuta a ignoranza o trascuratezza”.
In Italia la sensibilità per la ricerca è molto carente per diverse ragioni. La prima è da ricondurre alla nostra tradizione religiosa che, dal tempo di Galileo, ha guardato sempre con un certo sospetto il progresso scientifico, soprattutto in ambito biologico e oggi biochimico e genetico. La seconda è da individuare nella scarsa attenzione alla formazione scientifica a partire dalle scuole secondarie superiori, per un´assoluta insensibilità da parte della cultura idealistica di Croce e Gentile che ha condizionato la formazione scolastica nelle prima metà del secolo scorso. La terza è da rintracciare nelle scarsissime risorse che lo Stato destina alla ricerca, soprattutto alla ricerca di base che, non avendo immediate ricadute di risultati e soprattutto di profitto, è anche scarsamente incentivata dalle industrie farmaceutiche che preferiscono investire nella ricerca applicata. Naturalmente senza ricerca di base, neppure la ricerca applicata può raggiungere i suoi risultati. La conseguenza è che noi siamo completamente dipendenti in termini di diagnosi, terapie e farmaci da altre nazioni europee e soprattutto dall´America, dove i finanziamenti pubblici e privati sono disponibili non solo per i ricercatori del paese, ma anche per l´importazione di cervelli dai paesi europei, e in maniera significativa anche dall´Italia.
Naturalmente l´acquisto all´estero di macchine diagnostiche e di farmaci ha costi insostenibili per il nostro ministero della Sanità che si trova costretto a mettere off-label (fuori ricetta e quindi non mutuabili) molti farmaci di nuova generazione come l´obraxene per il tumore della mammella, o a limitare l´impiego di altri, come l´oxaliplatino e gli anticorpi monoclonali, a determinati tumori come quello del colon, escludendoli per altri come il tumore alla mammella, all´ovaio, al polmone, dove questi farmaci si sono rivelati in America molto efficaci. Il risultato è che i poveri devono seguire il corso infausto della malattia, mentre i ricchi possono disporre di qualche chance in più.
Per questo l´Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc) ogni anno cerca fondi per la ricerca e insieme impegna, in numerose università e scuole superiori di tutta Italia, scienziati, filosofi, scrittori illustri, capaci di sensibilizzare studenti e professori sulle necessità di promuovere la ricerca scientifica, stimolando quanti fossero in questo senso già inclinati, in modo di allargare la base dei ricercatori e suscitare quanto più possibile l´interesse per la scienza, da cui dipendono per la gran parte le sorti future di un paese.
Quest´anno l´Airc si è data come obiettivo la formazione di giovani ricercatori, per la quale ovviamente non basta la laurea, ma è necessario un ulteriore addestramento per familiarizzare con le tecniche sempre più sofisticate utilizzate nei laboratori di ricerca, soprattutto esteri, dove i livelli di specializzazione sono più avanzati che da noi. È chiaro che non può essere sempre la famiglia del ricercatore a sostenere i costi di una simile formazione pluriennale, ma la collettività su cui in seguito ricadranno i benefici dei risultati che dovessero essere raggiunti.
Sotto questo profilo anche la fuga dei cervelli non solo non è negativa, ma è addirittura indispensabile per acquisire competenze che solo in certi centri di ricerca e in certi laboratori esteri si possono ottenere, a condizione che nel nostro paese si creino le premesse per il loro ritorno, istituendo cattedre e attrezzando laboratori all´altezza delle competenze acquisite e premiando la meritocrazia rispetto alla baronia universitaria più incline a premiare gli amici rispetto ai competenti.
Sabato 10 novembre si apre la giornata di informazione e di raccolta di fondi per l´istituzione di borse di studio all´estero per giovani ricercatori. La generosità degli italiani è nota, ma a questa va affiancata la determinazione istituzionale e universitaria affinché le competenze acquisite, grazie a queste borse di studio, trovino un´adeguata realizzazione nel nostro paese, per consentirci una sufficiente indipendenza e autonomia dall´estero e dai costi che questa dipendenza comporta.
Umberto Galimberti

Umberto Galimberti

Umberto Galimberti, nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia della Storia. Dal 1999 è professore ...

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