Vittorio Zucconi: Baseball Usa, la fine di un mito

E' stato il "Giorno del Giudizio", o almeno il giorno della vergogna, per lo sport che da 161 anni incarna l' America, il suo cinema, la sua letteratura, il suo spirito tramandato di padre in figlio come il fuoco sacro e prezioso nelle tribù, quel "baseball" che fu giocato ufficialmente per la prima volta tra due squadre di New York nel 1846. Il baseball è infestato dal doping, conferma il rapporto di una commissione di inchiesta, tarlato da una "cultura del barare" e dall' uso generalizzato di steroidi e di ormoni della crescita che fa sembrare il Tour de France una scampagnata estiva con merenda e calciopoli uno scherzetto fra avversari a tressette. Almeno 80 giocatori di prima grandezza, stelle che detengono i record dei fuori campo, lanciatori coperti di gloria e di contratti milionari, si sono gonfiati e irrobustiti utilizzando ormoni proibiti, ma proibiti in teoria, mentre negli spogliatoi tutti sapevano e vedevano. Per uno sport che è sempre stato molto più di un sport, ma quasi un' esperienza mistica come sa chi abbia assistito alle tre o quattro ore spesso necessarie per finire incontri nei quali la massima aspirazione del pubblico è che non accada niente e nessuno riesca a colpire una palla valida - il "perfect game" - la scoperta che più della retorica, della tradizione, del talento, erano le pillole e le "pere" di Hgc, ormone della crescita, di anabolizzanti, anche di anfetamine, la molla che faceva grandi gli eredi di Babe Ruth e Joe di Maggio, non è uno shock. Da anni, da quando il libro di due cronisti di San Francisco chiamato "Il gioco delle ombre" sollevò il lenzuolo sopra la cultura della chimica, e poi dalla testimonianza di ex campioni come Josè Canseco davanti al Congresso, tutti i fedeli della chiesa del baseball sapevano che la Mlb, la lega maggiore di questo sport, grondava di spacciatori e di bari. Ma, come nel caso del marito che sospetta senza avere la certezza, il rapporto Mitchell, compilato dall' ex senatore George Mitchell, è l' equivalente della foto scattata dall' investigatore nel motel. Non più il sospetto, il gossip, il dubbio, ma la certezza che ti ha tradito e almeno 80 giocatori - quelli per i quali sono stati trovati prove e testimonianze - erano gonfiati artificialmente. Scoprire che molti di quei record, come il totale di 762 "fuori campo", la battuta che vale almeno un punto, segnato da Barry Bonds lo scorso agosto, è dopato, che il favoloso "pitcher", Roger Clemens, vincitore di ben sette titoli come miglior giocatore e ancora in campo con i New York Yankees a 45 anni, ha raggiunto quella prodigiosa longevità pompandosi di ormoni come una mucca da latte, è molto più amaro che sapere che un rigore nel calcio non fu assegnato per corruzione arbitrale o che una cronometro al Tour fu vinta modificando il sangue del campione. Il baseball, sport da tempo scavalcato dal football con la sua breve e brutale stagione nella popolarità e negli ascolti televisivi, resta comunque la pietra d' angolo dell' americanità, il fondamento della tradizione che padri e figli si tramandano, nella illusione della sua immutabilità, in una cultura dove tutto cambia e scorre. Le statistiche, i risultati individuali, permettono discussioni e confronti fra generazioni perché tutto è quantificabile e minuziosamente misurato. Mentre le lealtà sportive negli altri sport fluttuano secondo l' opportunismo del successo, la fedeltà dei tifosi di baseball è assoluta. Chi nasce tifoso dei Red Sox di Boston odierà per tutta la vita gli Yankees di New York. Chi ha la sventura di far il tifo per i Cubs di Chicago, che non vincono un titolo nazionale dal 1908, un record assoluto di futilità per una squadra in uno sport professionistico, sa di condannarsi a un calvario, ma non tradirebbe mai i suoi adorati aguzzini. Nella devozione dei propri fans, il baseball aveva saputo sopravvivere allo scandalo delle finali vendute nel 1919 dalle "Calze Bianche" di Chicago, ribattezzate per questo le "Black Sox", le calze nere, alle stagioni cancellate per scioperi dei giocatori ingordi e serrate dei proprietari taccagni, alla marea di giocatori centroamericani e ora anche giapponesi ingaggiati per rinsanguare uno sport che non è più universalmente praticato nei "Campi della Gloria", nelle strade delle città, nelle fattorie, come un tempo, dai ragazzi americani. Ma questo rapporto compilato da George Mitchell, un rispettato ex senatore che fra i suoi incarichi è anche direttore dei Red Sox, al quale ci si rivolse in passato per affrontare ben altre tragedie, come la guerra civile in Irlanda o la faida israelo-palestinese, intacca il pilastro della "integrità" dello sport e quindi della tradizione. Massaggiatori e assistenti di spogliatoio hanno parlato, dicendo le cose che i giocatori in attività e i dirigenti non volevano dire, perché la Lega ha rifiutato di collaborare. Uno dei paramedici dei "Mets", l' altra squadra di New York, ha raccontato di come i giocatori si procurassero pillole e iniezioni da compiacenti farmacie della Florida o direttamente da fornitori che distribuivano queste "vitamine" e "supplementi". Come si vide anche nel calcio italiano, in scandali poi tristemente soffocati, giocatori minuti tornavano dall' inverno nei ritiri primaverili d' aprile, con bicipiti, cosce, pettorali da body builder, alla caccia di statistiche più entusiasmanti e dei contratti vertiginosi che quei numeri producevano: un mese fa, il 15 novembre, Alex Rodriguez, terza base degli Yankees, ha rinnovato il contratto per 275 milioni di dollari. Che cosa produrrà il "Giorno del Giudizio", come lo ha definito il Wall Street Journal, per il mondo del baseball, dipenderà da come gli appassionati reagiranno con la parte del corpo al quale i club e i giocatori tengono, il portafoglio. Se torneranno a riempire gli stadi e seguire le partite sulle tv in chiaro o pagamento, i 30 club che formano la due Major League, la American e la National, i presidenti e il potente sindacato giocatori fingeranno di scandalizzarsi, faranno mostra di intensificare i controlli interni che soltanto nel 2003 sono stati blandamente introdotti, dichiareranno l' ostracismo per i più vecchi e scandalosi dopati, come Barry Bonds, il recordman degli "home run", dei fuori campo, già sotto processo per falsa testimonianza e ostruzione di giustizia, come Roger Clemens, comunque a fine carriera o per i pensionati come Josè Canseco o Raphael Palmeiro, e poi l' organo negli stadi ricomincerà a suonare la marcia che dal 1908 accompagna i quasi 80 milioni di tifosi che oggi acquistano i biglietti , "Take me out to ball game", portami a vedere la partita. Business prima di tutto e se il Dio della integrità sportiva è morto, l' essenziale è che le sue chiese rimangano affollate.
Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi

Vittorio Zucconi è giornalista e scrittore, condirettore di repubblica.it e direttore di Radio Capital, dove conduce TG Zero. Dopo aver cominciato nel 1963 come cronista precario a “la Notte” ...

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