Leggere d’estate, di Paolo Di Paolo

I suggerimenti di Paolo Di Paolo, per  un'estate di letture.

Leggere d’estate non c’entra solo con il tempo in più, o con l’obbligo scolastico. C’entra con la sabbia, con le copertine sbiadite, c’entra con un po’ d’ombra da cercare. C’entra con il fatto che – soprattutto d’estate – i libri possono annodarsi strettissimi alla vita: anche quelli che non abbiamo amato, capito; anche quelli in cui abbiamo cercato (senza fortuna) qualcosa di chi ce li aveva consigliati. Anche quelli che non ricordiamo quasi più – e che però, al solo nominarli, ridestano ore passate, intatte nel loro splendore. 

Come le recupera, per via di scrittura, Karl Ove Knausgard in La pioggia deve cadere: «Quando sporgevamo la testa fuori dal finestrino aperto faceva così caldo che sembrava fosse divampato un incendio. La notte a Brindisi, il cielo buio, le case bianche, una calura quasi onirica, grandi quantità di persone nei parchi, ovunque giovani sui motorini, grida e rumore». Essere vivi, avere vent’anni, essere colmi «di una gioia silenziosa», amare «il normale e il noto, l’autostrada, la stazione di benzina, la caffetteria». I grandi romanzi abituano anche a questo, ad amare più intensamente ciò che già conosciamo. Così, ho pensato a cinque libri da mettere in altrettante valigie, ognuna diversa dall’altra, però tutte abbastanza leggere e capienti.

Stupore. Un romanzo sul tempo che passa, sui segni che lascia passando. Buono per l’estate? Sì, per chi ha un temperamento malinconico, ma ha ancora voglia di stupirsi. “Era tutto un miracolo, un buttarsi giù dall’alto di una torre, nell’aria? Possibile che anche per le persone avanti negli anni così fosse la vita – allarmante, inaspettata, sconosciuta?”. Virginia Woolf, Al faro.

Sensi. A volte può essere uno sguardo, altre volte un silenzio, un moto di rabbia, altre volte semplicemente un odore. Di polvere e legno marcio, l’odore dell’attesa; l’odore freddo dell’inchiostro e quello casalingo e pigro del grasso di pancetta: l’odore dell’accoglienza. O quest’odore che non va via, di fumo, di foglie che bruciano. Tre diverse narrazioni costruite intorno a uno specifico senso – vista, udito, olfatto. Per ricordarsi di tenerli vivi! Nadine Gordimer, Beethoven era per un sedicesimo nero.

Cuore. Pronunciamo il più delle volte la parola cuore riferendoci, come gli antichi, alla sede dei sentimenti. Ma forse bisogna ripartire dalla sua nuda verità anatomica, dalla sua stupefacente meccanica: «il cuore si contrae, un sussulto, poi delle scosse quasi impercettibili, ma che si possono vedere se ci si avvicina, quei deboli battiti, e l’organo a poco a poco ricomincia a pompare il sangue dentro il corpo, e riprende il suo lavoro», il suo ritmo. Maylis de Kerangal, Riparare i viventi.

Coraggio. La ragazza Rachel, inviata del San Fernando Chronicle, ha l’incarico di portare al direttore un pezzo da prima pagina. Decide di essere lei stessa la notizia, e di buttarsi nelle cascate del Niagara, ma per uscirne viva, chiusa in una botte. Per quelli che osano, mettono in gioco talento e follia, rischiano tutto «per sentirsi davvero vivi». «Son qui perché se mi arrendo questa volta mi arrenderò tutta la vita». Alessandro Baricco, Smith&Wesson.

Domande. L’allenamento alla curiosità, l’avventura dell’ignoto. «Ma infine» si chiede il narratore a proposito del giramondo Mr Fogg, «che cosa ci aveva guadagnato? Che cosa aveva riportato da questo viaggio?». Le domande di ogni ritorno. Sempre più importanti di qualunque risposta. Jules Verne, Il giro del mondo in ottanta giorni

Paolo Di Paolo

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Paolo Di Paolo è nato nel 1983 a Roma. Finalista nel 2003 al Premio Italo Calvino per l’inedito e al Campiello Giovani, è autore dei romanzi Raccontami la notte ...

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